Il Washington Post titola contro l’Eur: “Quartiere vetrina del fascismo“, in merito al G20 tenutosi a Roma e ospitato dall’Italia nella Nuvola e il Media center nel Palazzo dei Congressi.

“Lo strano sfondo del G20: un quartiere romano costruito come vetrina del fascismo” scrive il giornale Usa.

Niente rovine archeologiche o antichi palazzi, ma grandi boulevard ed imponenti edifici bianchi, oltre ad “alcuni inquietanti isolati che ricordano Pyongyang, vuoti, colossali, con colonnati” e addirittura un bassorilievo con Mussolini.

La risposta di Fuksas arriva in un’intervista a Repubblica:

“L’Eur? Era nato da un‘idea sbagliata, perché doveva rappresentare il trionfo del fascismo per un impero da operetta all’Esposizione universale, e invece ne venne fuori un progetto fantastico con un grande asse, quello della Colombo e tanti edifici capolavori, dal Palazzo dei Congressi di Libera al Museo Romano di Aschieri.

Insomma una sorta di suggestione bianca che oggi acquista un valore forte.

E pensare che nel dopoguerra era ancora un cantiere e lo si vedeva quasi con distacco anche perché ricordava il Fascismo.

Poi al contrario quel razionalismo molto italiano prese vigore, cominciò a sfilare fino al Palazzo dello Sport e al laghetto e conquistò tutti.

Ma la forza del suo sogno sta nel fatto di aver saputo quasi materializzare la pittura Metafisica di De Chirico”.

Ricordando la parola di Dante di oggi la zuffa del Washington Post sull’EUR mi sembra stucchevole e fuori dal tempo!

zuffa
(Inferno XVIII, 108)
Le ripe eran grommate d’una muffa, /
per l’alito di giù che vi s’appasta, /
che con li occhi e col naso facea zuffa.

La parola “zuffa” si ripete più volte nella Commedia, sempre in rima, nel significato suo proprio di “lotta”, “scontro”, “baruffa”.

Nella terzina sopra riportata, però, Dante inserisce il vocabolo nel sintagma “fare zuffa” con il valore di “fare combattimento o contrasto”.

L’allusione è alla lotta metaforica tra le esalazioni pestifere causate dalla muffa che ricopre gli argini della seconda bolgia e i sensi della vista e dell’olfatto.

Tuttavia l’espressione ha finito coll’identificare le discussioni, le dispute e le polemiche accanite e violente (come le “zuffe letterarie, politiche o ideologiche”).

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