E’ massima confusione da congresso nel partito democratico abruzzese. Nella direzione regionale di ieri, infatti, la prima ipotesi di voto, (circolata già sulla stampa nei giorni scorsi), che vedeva il voto a metà dicembre, ieri è diventata una proposta di voto a metà gennaio, che poi, nell’ambito di una accesa discussione è diventata l’imposizione –de facto- del presidente Luciano D’Alfonso al 1 marzo.

Il governatore si è lanciato in un endorsement alla riconferma “imposta” di Silvio Paolucci, segretario uscente e plenipotenziario assessore della nuova Giunta regionale (delega Bilancio e Sanità). Imposta, visto che lo steso Paolucci non ha mai espresso volontà di restare in sella al partito (peraltro imbizzarrito in questi ultimi mesi) e visti i suoi ormai pressanti impegni amministrativi in Regione. Né, pare, l’abbia espressa ieri.

In ogni caso, resta il caos finale, sulla votazione della direzione, che alla fine ha spostato il voto al 1 marzo, votazione contestata in quanto non sarebbe stato presente il quorum deliberativo al momento del voto.

Per il resto, lo svolgimento della direzione, ha visto gli interventi voler posticipare il voto del segretario regionale al massimo entro gennaio (comunque non è la data imposta da D’Alfonso). Interventi aperti dalla richiesta di deroga da parte del sindaco Cialente, cui il partito ha risposto picche; ed oggi lo stesso sindaco ha fatto dietrofront, nell’ormai classico post domenicale su Facebook. Interventi, relativamente omogenei, e rotti solo in un paio di occasioni da quello non allineato di Paolo Della Ventura e dell’ex commissario del pd provinciale aquilano, Arnaldo Mariotti, che ha segnalato come eventuali richieste di deroghe annullerebbero di fatto –visti i tempi- la celebrazione del congresso.

La domanda, a questo punto, è legittima: ma il congresso si vuole fare davvero, o piuttosto c’è interesse a mantenere lo status quo?

L’Aquilablog.it, 9 novembre 2014

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