di Maria Cattini – Gianfranco Marrocchi, regista e fotogiornalista abruzzese, ha intenzione di girare una pellicola dedicata al caso di Gianni Chiodi e l’ospite della camera 114, Letizia Marinelli. “Una camera a due” è il titolo provvisorio di quello che, alla fine, più che una docu-fiction, dovrebbe essere un vero e proprio “film per adulti”, secondo quanto anticipato a Libero dal regista e produttore Gianni Volpe.

Proprio ieri sera, infatti, tra il folto pubblico accorso al cinema Massimo di Pescara, troupe, regista e i principali protagonisti, la star “Letizia” ma anche l’inconsapevole Chiodi, si sono incontrati per la per prima volta in occasione del battesimo di Forza Italia.

Le centinaia di sostenitori festanti devono essere sembrati la cornice perfetta per il primo ciak del film di Marrocchi. Il regista ha cercato in tutti i modi di guidare la Marinelli verso il tentativo di un caloroso quanto imbarazzante abbraccio a Gianni Chiodi. Gli ingredienti per una  scena madre c’erano tutti, se non per un vero film, sicuramente per qualche filmato imbarazzante da rivendere a riviste scandalistiche di quarto ordine. Purtroppo per il regista dell’imboscata mediatica, Chiodi ha elegantemente schivato l’abbraccio della Marinelli con un cortese, quanto freddo, saluto. Per la troupe non è andata come previsto, anche se la sola materializzazione della Marinelli è riuscita a creare abbastanza clamore mediatico, finendo col ridimensionare il successo della manifestazione proprio sulle colonne dei giornali tradizionalmente vicini ad un certo centro destra.

L’esperto Marrocchi, però, non è tipo da scoraggiarsi tanto facilmente. Sono giorni che frequenta abitualmente le stanze della Marinelli, tanto da entrare negli uffici del Consiglio regionale di Pescara senza avere più bisogno di presentare un documento. “Un amico intimo”, pensavano alcuni, ignorando che si trattasse proprio del regista di “Una camera a due”. E senza sospettare che lo stesso Marrocchi, nel 2009, fu coinvolto nello scandalo sessuale montato ad arte sull’allora Presidente della Camera Gianfranco Fini quando, in una video intervista, Lucia Rizzo ha raccontato (“falsamente”, hanno certificato i giudici) “di aver avuto rapporti sessuali a pagamento con l’onorevole Gianfranco Fini nel novembre 2009”.

Gianfranco Marrocchi fu indagato perché accusato di essere stato l’uomo che avrebbe telefonato al portavoce di Fini, Fabrizio Alfano, chiedendo soldi in cambio del video con l’intervista compromettente di “Rachele”, nome d’arte di Lucia Rizzo. “Accuse vergognosamente diffamatorie e calunniose, che, dopo oltre due anni di indagini da parte della Digos, si sono rivelate del tutto infondate, tanto che i magistrati competenti hanno disposto l’archiviazione del procedimento” precisa Gianfranco Marrocchi pubblicando orgogliosamente sul web il decreto di archiviazione per “assenza di elementi confermanti delle ipotesi accusatorie” firmato dal giudice per le indagini preliminari.

Rimane curiosa, e per certi versi inquietante, la presenza dello stesso Marrocchi che è anche stato notato aggirarsi nell’aula del Comune di Pescara, proprio in occasione dell’ultimo Consiglio regionale, in compagnia di una donna che ad alcuni testimoni increduli dava idea essere un trans.

Al termine della manifestazione di ieri sera, quando ormai la gran parte della gente era andata via, la troupe di Marrocchi ha continuato ad aggirarsi minacciosamente in cerca dello “scoop” che li rendesse famosi. Questa volta “la trappola” per rovinare la festa e compromettere Chiodi non ha funzionato. Senza perdere tempo questa mattina il regista Marrocchi  è tornato a far visita alla Marinelli, forse proprio per studiare meglio la prossima scena. O meglio, la prossima “imboscata”. L’interrogativo è d’obbligo: chi è il mandante?

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