di Maria Cattini – La riapertura di una storica libreria, quella di Marcello Ferri, realizzata inseguendo un sogno più ambizioso e condiviso dall’intera comunità aquilana: aprire finalmente nell’antico centro della città non solo bar e locali notturni ma “un luogo dove immergersi tra oggetti belli e unici nel loro genere, per chiacchierare, sedersi insieme a noi e condividere idee”.

Nessun astruso progetto da realizzare lontano dalla città e del quale rimangono oscuri il senso e l’economicità. Nessun mega impianto al quale sarà interdetto l’ingresso libero dei cittadini. Nessun pianto greco per ottenere fondi al fine di risanare buchi di bilancio pregressi prima ancora che riparare i danni del terremoto. La riapertura della libreria Ferri ha richiesto semplicemente la sinergia e la sensibilità di due imprenditori aquilani, Marcello Ferri appunto e Marilena Giuliante, che, difronte la desolante ricostruzione guidata dalle istituzioni, hanno deciso di rimboccarsi le maniche e fare qualcosa per restituire l’anima alla nostra città.

Un piccolo ma significativo gesto che ha ricevuto immediatamente un plauso corale di tutti i cittadini aquilani. Il passaparola, non esistendo più i portici come luogo d’incontro, è avvenuto tramite i social network e i siti web che hanno dato la notizia. Apprezzamenti da record e centinaia di messaggi di incoraggiamento che dimostrano che L’Aquila è ancora viva e sa interpretare positivamente questi questi piccoli gesti più dei fumosi crono programma per opere faraoniche che continuano a spacciarci come “un importante volano per il rilancio dell’economia del  territorio”.

Al Comune dell’Aquila, o tra i politici locali, ci sarà qualcuno capace di cogliere il senso di tutto questo?

Condividi