Ennio Flaiano era un attento e profondo conoscitore degli uomini politici abruzzesi, anche perché erano e sono, quasi tutti, suoi conterranei. Chi meglio di lui li sapeva valutare e soppesare. Non aveva alcuna difficoltà a farlo, anche perché li teneva tutti a portata di mano. Sentite come li definisce bene e lapidariamente: “Si battono per l’Idea, non avendone”.

Un giudizio perfetto, calzante, aderente alla realtà dei fatti, tanto per non allontanarci dalla nostra Regione. Sconfessati dall’elettorato, non si rassegnano. Puniti dall’ordinamento giudiziario, si ribellano, si ritengono perseguitati. Si propongono nuovamente al giudizio dell’elettorato che li ha già bocciati. Si risollevano dalle ceneri, come l’araba fenice. Confluiscono nei gruppi misti, anche quando questi sono formati da un solo elemento. Vendono fumo. Rendono l’anima al diavolo pur di restare a galla. Utilizzano il potere della famiglia e, in qualche caso, anche quello del “padrino”. Come i giocatori di calcio i loro cartellini vengono acquistati dal migliore offerente nel rispetto della Costituzione e di tutti quegli osservatori che ne dovrebbero garantire la massima e trasparente legalità.

Cambiano “casacca” con la stessa disinvoltura dei giocatori di calcio. Così come fanno i “camaleonti”. A questo punto, francamente, non so dirvi se sono i “camaleonti” a cambiare casacca, o se è l’ambiente che fa cambiare casacca ai “camaleonti”. Comunque lo si voglia osservare questo fenomeno, non si riesce a trovare una spiegazione logica. Sta di fatto che il vecchio principio matematico ha sempre ragione. Infatti, provate a cambiare l’ordine dei fattori. Il prodotto non cambia. Sono sempre e solamente loro ad occupare le poltrone del Senato, della Camera, della Regione, della Provincia, del Comune e degli Enti partecipati, con tutto ciò che ne consegue.

“L’incantesimo si è rotto. E il pifferaio è sempre più solo, circondato da una corte sempre più impaurita, bloccata dal terrore di vedere cadere quell’enorme castello di carte creato in anni e anni di fedele servilismo” questo il corsivo di Filippo Rossi su FFWebMagazine. Bene , ho pensato, finalmente un po’ di chiarezza nel panorama politico! Ma allora cosa aspetta il Presidente della Camera, garante della legalità e costituzionalità delle leggi, che ha scatenato un vero e proprio scisma politico, a sferrare il colpo decisivo a questo esecutivo? Niente, una bolla si sapone.

Mette in atto questa operazione “rinnovatrice” nel periodo autunnale, perché c’è una ragione logica. Gli alberi, prima di spogliarsi definitivamente, cambiano colore, perciò è una stagione che si addice al caso. In questo periodo l’aria si agita tanto fino al punto di dare origine al ritorno di impetuose “tempeste”, spazzando via le foglie cadute, ammucchiandole nei vecchi “castiglioni”, diruti a causa dell’incuria del “popolo libero”. In autunno si vendemmia, si pigia l’uva e il mosto, messo nei “catoni” bolle, fermenta ed emette delle esalazioni letali con le quali abbatte gli insetti nocivi che girano intorno. In questo modo si purifica, onde addolcire il palato di coloro che lo dovranno osannare. In tutto questo marasma i “nasuti” segugi fiutano l’opportunità di potersi accomodare su nuove comode poltrone all’interno dei “castiglioni” abbandonati al proprio destino. Non sono tutti ori veri quelli che si vedono brillare nel firmamento politico locale, ma solo “verini”. Nella stanze dei vecchi manieri, dove, di volta in volta, si riunisce la “costituente” sono sempre presenti, a mezz’aria, degli “angelini”, che, pur volando dalla destra alla sinistra e dalla sinistra alla destra, non riescono mai ad alzarsi più di tanto, non riescono a decollare e a volare liberamente, come se portassero dei pesi addosso, non so se legati alla testa o ai piedi, una specie di pesanti “calvisini”.

Se mi fermo a riflettere un attimo, avverto un senso di malessere. Abbiamo lottato tanto per un futuro migliore. Abbiamo abbattuto a “picconate” una prima ordinata repubblica. Ne abbiamo fondata un’altra, senza spina dorsale, nel nome della democrazia, della legalità, della trasparenza, della condivisione e del rinnovamento.

Invece, cosa ci troviamo veramente tra le mani? L’anarchia, la deregulation delle leggi, la commistione, l’opacità delle idee, una democratica dittatura e, in quanto a rinnovamento, ecco che cosa abbiamo quotidianamente tra le mani: sempre ed unicamente gli stessi “camaleonti”.

Questo non è un aforisma, perché l’aforisma non coincide mai con la verità; o è una mezza verità, o una verità e mezzo. Sono certa che questa situazione corrisponda perfettamente al secondo caso: “è una verità e mezzo”.

Su queste verità ritengo che, ognuno di noi, debba effettuare una profonda ed oculata riflessione per una più appropriata attribuzione del consenso elettorale.

di Maria Cattini
[tratto da Gli Editoriali del Direttore – IlCapoluogo.it]

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