In politica si sa i bluff durano poco e Cialente questa volta l’ha fatta grossa. Un’altra delle sue cialentate che rischiano di compromettere la campagna elettorale alle prossime amministrative per il centrosinistra, con una città che si sente lasciata sola e tradita anche dal primo cittadino che la rappresenta.

E’ impensabile che un sindaco di una città terremotata, che a breve vedrà il suo terzo anniversario, dica (e qui tra il dire e il fare si apre un mondo) di voler denunciare i parenti delle vittime dopo le accuse di “tradimento” con la sua testimonianza al processo Grandi rischi. Ma non solo. L’aver alleggerito in maniera definitiva la posizione degli imputati che il 31 marzo 2009 rassicurarono la popolazione sulla possibilità che potessero esserci scosse devastanti, pesa come un macigno sul futuro politico di Cialente per gli interrogativi inquietanti che lascia intendere.

Un autogol politico per un uomo che dice di volersi ricandidare a primo cittadino contro il volere di tutti. Del proprio partito (ma lui dice di non averne uno), degli alleati che corrono, o da soli (Idv), o con un Festuccia quale salvatore delle Primarie. Il tutto in attesa che Lolli esca dal nascondino e trovi il coraggio di dichiarare la propria candidatura (ampiamente condivisa), anche perché non sarebbe il primo caso di due candidati del Pd che corrono insieme alle Primarie.

In questo clima di incertezza politica per le sorti della campagna elettorale a cosa è servita l’ultima boutade autolesionista di Cialente? Perché minacciare le vie legali contro le dichiarazioni di alcuni familiari delle vittime? Tutte le dichiarazioni di allora sono facilmente reperibili sul web. Perché buttare benzina sul fuoco?

Lui, il Sindaco, il capo della Protezione Civile locale, aveva forti timori che la scossa potesse arrivare, la Commissione ha fatto quel che poteva e nessuno, lui compreso, poteva prevedere il sisma. Ha, di fatto, smentito tutti quelli che hanno dichiarato che si sentirono rassicurati da quella riunione. Se è vero che l’ex presidente della Provincia ha dichiarato di essere stata rassicurata, mentre il sindaco ha fornito una versione diversa, forse dovremmo chiederci come mai, alla stessa, oggi assessore “pesante” della giunta Cialente, non vengano tolte le deleghe.

Fantastico, se non fosse grottesco, come si sia calato nelle vesti di dottor Jeckill quando, come Sindaco, ha sottoscritto la costituzione di parte civile del Comune: ma allora la Commissione è responsabile per non aver avvertito dei rischi connessi ad un possibile terremoto devastante, tranquillizzando la popolazione della mancanza di rischi? E poi, come dottor Hyde, nelle vesti di testimone, il Sindaco smentisce tutti, se stesso, il Comune di L’Aquila, la procura alle liti rilasciata e la costituzione di parte civile.

E’ un bluff o sta veramente facendo sul serio?

Perché poi noi, che il terremoto l’abbiamo vissuto e raccontato, ci chiediamo se il nostro Sindaco sa di essere anche il capo della Protezione Civile locale?
«Abbiamo funzionato benissimo come protezione civile locale», ha dichiarato. «Il piano esistente, crede del 2006, era stato rimesso a punto da noi a fine 2008 o inizio 2009. Non è stato comunicato alla popolazione perché era un riordino interno, per il nostro funzionamento, la popolazione lo conosceva dalla precedente amministrazione».
E come è possibile che non sapesse che doveva riunirsi la Commissione, il massimo organo scientifico della protezione civile?
«Mi chiamò il capo gabinetto che mi informò di questo incontro e, infatti, arrivai a riunione già iniziata e mi sentivo in imbarazzo ad intervenire perché ero arrivato in ritardo».
E come fa a dire che non ha capito nulla di quello che la Commissione ha detto e che se ne è andato così come è arrivato? Lui che aveva il dovere di capire e conoscere per fare delle scelte responsabili.
«Non chiese spiegazioni sulla problematica di avere in città edifici di varie epoche storiche? Sulle precauzioni da adottare indipendentemente al fatto che ci sarebbe potuta essere una scossa maggiore?», la domanda del giudice Billi.

«Ricordo di no».

E la scelta di deliberare le bancarelle per il mercatino di Pasqua in Piazza Palazzo, una delle aree di accoglienza in caso di emergenza, in pieno sciame sismico? Chi risponde e chi paga di queste scelte?
Il problema è che a sedere sul banco degli imputati non è la scienza che prevede i terremoti, che è universalmente riconosciuto non si possano prevedere, ma la scienza della prevenzione e, a L’Aquila, la prevenzione non c’è stata. «Bevetevi un buon bicchiere di Montepulciano e state tranquilli» fu il messaggio. Di prevenzione nel corso della riunione non parlò nessuno.

Ma non è più tempo di pantomime e giochetti sulla pelle degli aquilani. Troppa confusione, troppa demagogia, troppa politica. L’Aquila urla e chiede … almeno giustizia.

di Maria Cattini
[tratto da Gli Editoriali del Direttore –  IlCapoluogo.it]

Condividi