‹‹Non c’è pace tra gli ulivi››. Massimo Cialente, sicuramente, non sarà nato con la camicia. La sorte lo ha voluto relegare alla semplice funzione dell’‹‹urlatore››. Polemizza con tutti, anche con se stesso, in mancanza d’altro. Una polemica continua con Berlusconi, con Bertolaso, con Chiodi, con Cicchetti, con Fontana, con gli eventi naturali, terremoto, alluvione, neve. Per fortuna non è coetaneo del ‹‹Divino››, altrimenti avrebbe coniato per il sindaco, come ha fatto con Celestino, un termine appropriato ed aderente al suo modo d’agire. Credo, addirittura, che avrebbe rivisto anche l’assetto urbanistico dell’‹‹Inferno››, visto che non lo fa l’assessore all’urbanistica, per sistemarvi, comodamente, Cialente, l’esecutivo e l’intero consiglio comunale, opposizione compresa. È da presumere, correttamente, che il cosiddetto ‹‹parlamentino›› comunale potrebbe essere sistemato oltre la decima bolgia, ossia, tra gli inetti e gli incapaci, stando ai termini usati dalla Caritas.

Una polemica sterile, inconcludente, spocchiosa che sta ottenendo un solo risultato: l’ulteriore degrado del già pessimo giudizio nazionale e internazionale sulla città e sui cittadini. Un inutile braccio di ferro tra un nano ed un gigante della comunicazione mediatica, che non esiterebbe a far uso anche del ‹‹pulpito››, pur di raggiungere gli obiettivi fissati, facendoli passare, magari, per atti umanitari con significativi risvolti sociali.

Ancora una volta il ‹‹topo›› comunale è caduto nelle fauci del ‹‹gatto›› clericale che lo ha magistralmente intrappolato e se lo sta cucinando a dovere, dandolo in pasto all’opinione pubblica nel modo e nei tempi scelti a piacimento.

Se il sindaco dell’Aquila, anziché assumere atteggiamenti teatrali, avesse riflettuto un attimo sul da farsi, prima di dare fiato alle trombe, ingaggiando una lotta impari, avrebbe dovuto gettare acqua sul fuoco, cercando di trasformare le negatività della sua amministrazione in positività, rilanciando la palla al mittente con classe, garbo e astuzia. Invece, ecco qua gli aquilani, ancora una volta, in pasto agli sconcertanti giudizi nazionali che, sicuramente, non giovano alla causa che stiamo giocando con la regione ed il governo.

Guarda caso, solo oggi il sindaco si accorge che sono stati realizzati diciannove nuovi centri urbani del progetto C.a.s.e.. Ma, di grazia, quando sono state date le indicazioni a Berlusconi e Bertolaso sulle diciannove dislocazioni delle città, in luogo dell’insediamento unico proposto dal governo, il sindaco dov’era? Al mare? Oppure stava organizzando l’ennesima, infruttuosa marcia su Roma? Solamente oggi si accorge che il piano regolatore della città è saturo e, in pratica e nella legalità, non può essere rilasciata una sola autorizzazione a costruire. Quando sono spuntate, come margherite e abusivamente, tutte le casette in legno, (che qualcuno avrebbe voluto regolarizzare), Cialente non ha mai pensato che queste costruzioni, anche se provvisorie e per la durata di tre anni, avrebbero potuto colmare quei pochi metri cubi rimasti disponibili nel Prg? A questo punto i cittadini potrebbero effettuare anche una concreta riflessione sulla corretta e razionale gestione della macchina comunale. Dopo di che, non trovando risultati utili e necessari per la collettività, potrebbero anche trarre le dovute conclusioni dinanzi all’urna elettorale. È una ipotesi da non escludere e sulla quale dovrebbero meditare i politici locali.

Anziché pensare a recuperare il terreno perduto, anziché impegnarsi più a fondo nella raccolta delle firme per rendere valida e accettabile la proposta di legge d’iniziativa popolare, a cosa preferisce dedicarsi il primo cittadino d’Abruzzo? Ad una insostenibile guerra santa tra ‹‹il diavolo e l’acqua santa››, pur sapendo di essere soccombente in partenza. Anzi, per cercare di bilanciare le brutte figure che va facendo per il Paese, sta tentando di lanciare una campagna con una serie di numeri sulle cose fatte, ben poca cosa rispetto a quelle non fatte, lasciate incompiute o, addirittura, trascurate. Come fece, per l’appunto, trascurando e disertando la conferenza stampa per la presentazione del progetto pilota sul centro storico (le linee guida per la ricostruzione della città?), organizzata, in pompa magna, dalla regione con lo schieramento al completo della Curia e della struttura commissariale con a capo Chiodi, Fontana e Cicchetti. In quella sede avrebbe dovuto polemizzare con i vescovi, la Caritas e la compagine commissariale, proprio perché non si trattò della presentazione delle linee guida per la ricostruzione della città e dei centri del cratere, ma delle sole proprietà della Curia. Prova ne sia che l’ottimo e costoso filmato tridimensionale (in questo caso, forse, sarebbe più corretto definire ‹‹trino››) portava un solo logo: quello della Curia, ignorando totalmente il logo della struttura commissariale, del comune, della provincia e della stessa regione che aveva ospitato la conferenza stampa.

Il sindaco ha preferito la latitanza. Non ha neppure ritenuto doveroso inviare un rappresentante in grado di fare le sue veci. Forse era impegnato a girare lo spot delle realizzazioni effettuate dal 6 aprile ad oggi. Ecco perché il filmato è di durata piuttosto ridotta. Erano assai scarse le citazioni da fare.

I cittadini ora hanno raggiunto il livello di massima saturazione. Non vogliono più farse. Vorrebbero fatti concreti, sui quali programmare la ricostruzione e la struttura sociale dilaniata da polemicucce da consiglio di quartiere. Cerchiamo di dare risposte sensate, coerenti e costruttive a chi attende l’occasione per ripartire con razionalità, ordine e, se possibile, ‹‹trasparenza››.

di Maria Cattini
[tratto da Gli Editoriali del Direttore – IlCapoluogo.it]

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