“Territori vincenti hanno classe politica e dirigente capaci e sinergiche. Territori morenti le hanno entrambe incapaci. Sopravvivono, con alterne fortuna, quelle nelle quali l’una delle due, a stento, trascina l’altra”. Con questo assioma- pubblicato ieri, di prima mattina, in un lunghissimo post sul suo profilo Facebook, ripreso oggi da Il Centro– il sindaco dell’Aquila, Massimo Cialente, individua i colpevoli dell’attuale stallo economico e sociale della nostra città.
Grazie all’ego ipertrofico che contraddistingue in ogni angolo del mondo un piccolo politico di provincia da uno statitsta, Cialente non ha dubbi: è lui stesso a “trascinare” le alterne fortune dell’Aquila, mentre ad ostacolare lo sviluppo sarebbe “un pezzo importante della classe dirigente della città”. Quel pezzo della città “non politica”, composta dagli “imprenditori, i giornalisti, i direttori di banca, i dirigenti ospedalieri, i magistrati, i professori universitari, sindacalisti, ecc.ecc. (sic!) Quelli che, certo grazie ai loro talenti, ricevono anche di più in termini di remunerazioni e guadagni, e godono di alcuni privilegi che non toccano ai comuni cittadini, la cui qualità di vita dipende molto dal loro agire.”
Cialente fa finta di non sapere che L’Aquila, almeno dal 1971, ha una delle più alte percentuali di dipendenti pubblici, statali, para statali, para precari d’Italia e la sua classe dirigente è composta quasi interamente da dirigenti pubblici: persone in gran parte selezionate direttamente o indirettamente dalla politica, abituate a dire tutto e il contrario di tutto a seconda di dove tira il vento. Un po’ come fa lo stesso Cialente sia come sindaco che come dipendente pubblico: come quando partecipa agli incontri sullo sviluppo del Gran Sasso e, se da un lato si augura uno sviluppo economico e turistico della nostra montagna ferma al 1936, dall’altro sogna “Campo Imperatore incontaminato come un piccolo Tibet”. Due visioni contrapposte sulle quali ci si può permettere il lusso, all’Aquila, di discutere da anni senza mai arrivare ad una conclusione proprio perché la classe politica e quella dei dirigenti pubblici che abbondano in città, non hanno una mentalità imprenditoriale che impone di fare scelte dalle quali dipende il successo o l’insuccesso economico. Nel suo attacco alla classe dirigente cittadina che non aiuterebbe a raggiungere i risultati sperati, Max Cialente cita tutti esempi legati alla politica e all’organizzazione degli enti pubblici, perché proprio non riesce ad andare oltre.
“Sulla vicenda sede Mibact a Chieti,- scrive ad esempio- chiunque dovrebbe aver capito che ormai in Abruzzo vi saranno due soprintendenze, che quella Museale sarà a L’Aquila, ma soprattutto che per un serio rilancio della città L’Aquila sarà sede distaccata del Maxi. Nella provincialità dei molti, che giustifico, ma che non assolve un ordinario universitario, una sede del Maxi è una tessera enorme, dorata, come in una icona bizantina, del puzzle del progetto città. Chiunque avesse letto qualcosa di Bilbao e delle sue scelte, dovrebbe farsi due conticini.” Peccato che a non conoscere la storia sia proprio Cialente. A proposito di Bilbao, gli amministratori della città basca seppero imporre la costruzione Guggenheim Museum di Frank Gehry, contro le ottuse e ignoranti contestazioni di una piccola parte delle popolazione locale che definiva quell’opera invasiva e orribile. Tra mille contestazioni, l’amministrazione e la classe dirigente di Bilbao ebbe il coraggio di imporre le sue scelte, senza tener conto dei piccoli interessi locali e delle critiche dei mediocri, e oggi il Guggenheim Museum è diventato un’icona dell’architettura moderna, rilanciando l’immagine della capitale basca in tutto il mondo. Solo dopo quella scelta, Bilbao, da capitale della siderurgia spagnola, dopo la crisi del settore, poté reinventarsi anche come capitale culturale, pur rimanendo una delle più importanti per il settore industriale.
Da noi invece, un architetto di fama indiscutibile come Renzo Piano, quando propose di adottare la ricostruzione del quartiere dell’Università, fu gentilmente accompagnato alla porta dalla stesso Cialente, come lo stesso Piano ha raccontato a L’Espresso. Fu solo grazie all’imposizione della regione Trentino Alto Adige- contrastatissima anche da esponenti della classe dirigente (pubblica e no) molto vicina a Cialente- che gli fu concesso di costruire l’Auditorium del Castello, che per altro già mostra i segni dell’incuria della amministrazione dell’Aquila.
Cialente, nel rispondere ad un articolo firmato dal prof. Guido Visconti, si accanisce molto e giustamente su alcune scelte sbagliate dell’Università dell’Aquila, altro agglomerato di interessi non direttamente controllabile dalla politica locale ma che non sta dimostrando maggiore lungimiranza. Anche il mondo accademico, dopo tutto, è costituito da dipendenti pubblici con ricchi stipendi assicurati. Un piccolo feudo che, esattamente come gli altri, non fa nulla se non per il proprio tornaconto. Tanto da arrivare a bocciare progetti come il laboratorio dell’ENI e a sostenere, contro ogni logica, un’“Università di eccellenze”, di pochi ma buoni”. Riferendosi soltanto agli studenti e mai ai docenti.
Cialente non perde occasione neanche di tacere sul fantomatico Aeroporto dei Parchi, preso dalle maggiori trasmissioni televisive nazionali- dai RAI a Sky Tg24- come emblema dello spreco pubblico italiano. Malgrado i giornalisti- non solo locali- lo avessero avvertito in tutti i modi, alla vigilia delle scorse elezioni, lui proprio non seppe rinunciare a quella patetica cerimonia inaugurale, dal retrogusto fascista, di una infrastruttura destinata a far ridere il resto del Paese.
“La storia dell’aeroporto- scrive il sindaco- è proprio la storia della vischiosa trasversalità di certi ambienti della nostra città, che non si rassegnano al fatto che comunque questa amministrazione ha distrutto vecchi equilibri, trasversali, dove sempre gli stessi, con le diverse e cristallizzate casacche (nere, bianche rosa e rosse), si spartivano ruoli ed interessi.” Il povero Max proprio non riesce a prendere atto che il suo progetto sbilenco e illogico, come quello dell’Aeroporto di Preturo, lungi dal diventare un “volano dell’economia”, racconta proprio tutta l’inadeguatezza politica e amministrativa della città. Un privato non avrebbe mai investito un euro su un progetto del genere. A meno che non avesse avuto le garanzie politiche- come spesso accade in Italia- di racimolare fondi pubblici a destra e a manca senza il bisogno di arrivare mai a nessuna parte. E chi se non il sindaco della città con il pallino dell’aviazione poteva garantirgli tutto ciò?
“Rancori, odi, gelosie. Ci si litiga il posto in prima classe mentre la nave va sugli scogli”, denuncia oggi Cialente sul suo post. E come dargli torto. Peccato che proprio con il dividi et impera una classe politica cialtrona e incapace riesce a mantenere il controllo sulla città. Anche davanti a risultati così disastrosi.

Laquilablog.it, 1 febbraio 2016

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