Che fatica e che noia seguire i lavori della decima legislatura del Consiglio regionale. Oltre alla logorroica inconcludenza della classe politica italiana, alle solite polemiche sui conti che non tornano, ai reciproci scambi d’accuse, alle metafore non sempre riuscite di D’Alfonso, ieri a Palazzo dell’Emiciclo, prima di arrivare “al dunque”, si è dovuto attendere innanzi tutto che tutti e sei i consiglieri regionali eletti nel Movimento 5 Stelle facessero sfoggio della loro “retorica grillina”.

AGGIUNGI UN POSTO A TAVOLA…ANCHE PER I GRILLINI

I grillini sono tornati a rivendicare una poltrona anche per loro e, fregandosene altamente dell’ordine del giorno dei lavori, hanno nuovamente voluto gridare al complotto, all’inciucio, allo scandalo. Argomentazioni, le loro, spesso poco incisive, se non totalmente fuori tema. Nessuno ha ancora spiegato alla capo gruppo Marcozzi, ad esempio, che- se avesse voluto veramente mettere in imbarazzo “i vecchi partiti”- era proprio lei l’unica titolata a poter rivendicare un posto nell’Ufficio di Presidenza, soprattutto in qualità di rappresentante femminile. Esattamente come la legge prevede già che la Giunta nomini almeno una donna tra i suoi componenti. Ma niente da fare: i grillini hanno continuato a martoriare per ore l’intera Assemblea con patetici interventi su arcinote “ipotesi di complotto”; denunce di sdegno per “le croci celtiche” che sarebbero nascoste sotto le camice di esponenti del centro destra; e un florilegio di frasi fatte che ormai nulla aggiungono e nulla tolgono al dibattito politico. Uno sconsolato Di Pangrazio, in qualità di Presidente del Consiglio- forse anche per non incorrere in ulteriori gratuite accuse di censura- si è limitato a ricordare educatamente ai cittadini Pentastellati che il tema in discussione era il programma presentato dalla Giunta di centro sinistra e non altro. Ma niente da fare. L’unica cosa che sono riusciti ad ottenere i grillini è la promessa di Camillo D’Alessandro- confermata anche da D’Alfonso- di aggiungere “posti a tavola” anche per loro. Una promessa inaccettabile e paradossale per chi sostiene di combattere i costi della politica. Ma tanto è bastato a sedare i grillini e permettere all’Assemblea di tornare a discutere dei temi in oggetto della seduta.

I PADRI DEL DEBITO

Già sfiniti dalle rivendicazioni di poltrone anche per i “cittadini” del  Movimento Cinque Stelle, i cronisti nel corso del dibattito hanno dovuto assistere a un classico delle politica italiana: lo scambio di accuse su chi ha lasciato e nascosto più debiti tra le pieghe del bilancio. Una questione che, in un Paese normale, andrebbe risolta dalla politica prima ancora delle elezioni. Avanzare questi temi solo dopo averle vinte, diventa utile solo per scaricare le proprie responsabilità. Niente altro. Infatti sono passati più di cinque anni da quando Chiodi avanzava le stesse accuse all’allora opposizione di centro sinistra, rimarcando di aver ricevuto in eredità dai suoi predecessori una Regione commissariata e praticamente fallita. Ieri, come al solito, le parti sono state invertite: il centro sinistra ha accusato ancora una volta l’ex presidente Chiodi di aver “falsificato i bilanci”, di aver lasciato i conti in una situazione poco meno drammatica e di non essersi adoperato abbastanza sul fronte dell’utilizzo dei fondi europei. Anche se ha ammesso di non conoscere ancora la situazione debitoria del bilancio regionale, è sempre il veterano Camillo D’Alessandro a lanciare le sterili accuse contro l’ex maggioranza di centro destra. Ma Chiodi ha risposto senza agitarsi più di tanto. Anzi, l’ex Presidente ha avvertito la nuova maggioranza che “per i prossimi dieci anni le risorse economiche a disposizione della Regione non potranno che diminuire”. Un po’ come dire: “avete voluto la bicicletta? e adesso pensate a pedalare.” Possibilmente- ha auspicato Chiodi- senza ricorrere nel prossimo futuro all’aumento di tasse e dei costi dei servizi erogati. Gli abruzzesi, come il resto degli italiani, non possono far fronte a un ulteriore amento della pressione fiscale diretta e indiretta.

D’ALFONSO, IL GOVERNATORE CHE VOLEVA ANDARE VELOCE

Finalmente, dopo più di due ore di sterile dibattimento, è giunta la replica del Presidente D’Alfonso.
Anche qui è stata necessaria la massima attenzione e un’abbondante dose di caffeina per seguire i circa quaranta minuti di intervento a braccio del Governatore. Ma, al netto delle metafore, delle citazioni, dei necrologi, bisogna ammettere che almeno in questo caso, qualcosa di interessante è uscito fuori. Qualcosa che proveremo a riassumere molto brevemente per i nostri lettori.
Prima di tutto, D’Alfonso ha dovuto prendere atto che rendere la Regione Abruzzo “facile e veloce” come prometteva in campagna elettorale non è affatto semplice. Tanto che -dopo aver ricordato per l’ennesima volta “di non avere in tasca tessere di partito”- è arrivato ad appellarsi direttamente alla ex Giunta di centro destra per aiutarlo a condividere con lui le esperienze maturate e, soprattutto, ad individuare i dirigenti più affidabili e volenterosi per distinguerli da quelli “furbi e lavativi”. La realtà, che D’Alfonso testimonia di aver trovato all’interno degli uffici della Regione,  sembra non essergli proprio piaciuta. Ecco perché il neo Presidente, per il suo “bombardamento riformista” della macchina burocratica, torna a chiedere l’istituzione della figura di un direttore generale con il preciso compito di far finalmente correre e produrre tutti gli altri direttori e dirigenti che oggi affollano “da pari” le stanze del potere. Con livelli di efficenza giudicati insoddisfacenti per il Governatore che sogna ancora di andare veloce. Sempre facendo un faticoso e logorante slalom tra citazioni e ricordi di personaggi illustri, il Presidente è sembrato molto dialogante e aperto soprattutto con le minoranze. Dando per scontato l’appoggio incondizionato dei componenti della sua maggioranza, più impegnati a rispondere ai loro cellulari che a seguire il suo intervento. Una maggioranza che dovrà contare sulla costante presenza di quei quattro consiglieri che fanno la differenza. Casomai non ora, ma sicuramente indispensabili quando le questioni in discussione diventeranno più spinose e controverse. Come nel caso del prossimo Dpefr che- promette D’Alfonso- “verrà presentato per la discussione e approvazione in Consiglio regionale nel mese di settembre”. Ossia, non appena avrà chiara la reale situazione patrimoniale della Regione e degli Enti collegati. “Ci lavoreremo in agosto- assicura ancora D’Alfonso- andando a recuperare, all’interno della Regione, risorse umane che sono state emarginate e che sulla programmazione provengono da una valida scuola”.

Il presidente della Giunta regionale ha anche toccato il tema della ricostruzione dell’Aquila: “Mi attendo una serie e costruttiva collaborazione da parte di tutti i componenti del Consiglio regionale; noi abbiamo una nostra idea che siamo pronti a mettere in campo e che cambia l’impostazione di base”. Insomma, per i dirigenti della Regione e i consiglieri di maggioranza aspetta sicuramente un’estate rovente. Superata la quale, cominceremo forse a vedere i segni del cambiamento promesso e, per il momento, ancora rinviato.

L’Aquilablog.it, 23 luglio 2014

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