di Maria Cattini – Il convegno promosso dall’Ance lo scorso mercoledì doveva essere un momento di confronto sul futuro della ricostruzione con la nobile ambizione di fornire l’occasione di un pubblico chiarimento tra il Sindaco dell’Aquila, Massimo Cialente, e alcuni importanti referenti della stampa nazionale come i giornalisti Primo Di Nicola dell’Espresso e Mariano Maugeri del Sole24ore. A fare da “arbitro” della partita è stato invitato un personaggio del calibro di Gherardo Colombo, l’ex procuratore capo del Tribunale di Milano, autore di inchieste molto difficili  come quelle sulla Loggia P2, delitto Ambrosoli, fondi neri Iri, Mani pulite, processi Imi-Sir, Lodo Mondadori e Sme.

Purtroppo, però, tutti i presenti hanno dovuto prendere atto che, ancora una volta, cercare di ragionare e discutere con Cialente su certi argomenti è come tentare di giocare a scacchi con un piccione: potreste essere il più grande giocatore del mondo ma il piccione continuerà a rovesciare tutti i pezzi, cagherà sulla scacchiera e camminerà impettito andando in giro con aria trionfante.

Fuor di metafora, giovedì la partita è finita praticamente in questo modo.  Dopo i primi interventi, quelli dei responsabili degli Uffici speciali Aielli ed Esposito che si sono attenuti certificare i numeri della ricostruzione, e quello del padrone di casa Gianni Frattale, la parola è passata a Cialente, che non ha perso tempo per “buttarla in caciara” senza mai risondere nel merito alle argomentazioni proposte dai giornalisti. Infatti, come spesso accade nelle cantine frequentate da anziani, piuttosto che illustrare il modello sul quale intende costruire il futuro della città, il Sindaco ha preferito improntare il suo intervento cercando di imporre alla platea il suo personalissimo “revisionismo” storico sugli ultimi cinque anni del post sisma, elencando le mancanze degli altri’ senza mai proporre un momento di autocritica sul suo operato.

In questo modo ha costretto anche gli altri oratori a tornare su vecchie polemiche senza aggiungere ulteriori e inediti spunti di riflessione.

“E’ un modello di ricostruzione non azzeccato”, è quindi tornato a ribadire Di Nicola. “Manca totalmente il metodo, con un Piano regolatore pronto tra un paio d’anni, cioè a babbo morto” ha sottolineato Maugeri, rimarcando ancora una volta gli oltre 2mila manufatti abusivi, una ricostruzione antisismica al 75%, e non al 100% e l’ammissione di Basti, direttore regionale dei Vigili del Fuoco, che la prevenzione, all’Aquila, rispetto ad un Piano di Protezione civile, è ferma all’aprile del 2009. Anche il direttore de Il Centro Tedeschini ha dovuto prendere atto che, ancora una volta, il messaggio che rimane è quello “di una città chiusa” per la quale “la ricostruzione è affar suo”. Mentre ascoltava gli interventi, Cialente si mostrava sempre più irrequieto nella sua personale battaglia contro la stampa nazionale e i ‘poteri forti’ mentre continuava a interrompere gli altri oratori con la solita boria cercando, proprio come farebbe un piccione, di far cadere tutti i pezzi sul tavolo se non a ‘scagazzare’ sulla scacchiera. Come si può pensare di recuperare l’immagine della città se si litiga con tutti, ma soprattutto con i giornalisti?

“Lei è un divagatore ed i suoi assessori sono inadeguati” ha sbottato a un certo punto Maugeri. “Guardi avanti” ha tentato di suggerirgli uno sconfortato Tedeschini, dovendo prendere atto che la discussione sul futuro del territorio- vero tema del convegno- era rimandata ad altro incontro.

Alla saggezza di Gherardo Colombo erano affidate le conclusioni del dibattito. Ma anche l’ex Pm ha dovuto prendere atto che a L’Aquila esiste un enorme problema culturale prima ancora di buona governance della ricostruzione. 
“Non mi sono accorto di un grande spirito di comunità- ha dichiarato Colombo, evidentemente spiazzato dai toni utilizzati dagli amministratori locali. – “Vedo una certa litigiosità che emerge un po’ da tutte le parti, forse anche per la drammaticità del momento. Certo se manca il senso dello stare insieme è un po’ difficile poi ricostruire.” “Mi è sembrato anche che esistesse uno spirito di corporazione: la politica da una parte, la stampa dall’altra, e poi anche gli imprenditori e via dicendo. E’ la conferma che in questo paese noi ci distinguiamo per corporazioni e facciamo fatica a lavorare con gli altri”.

“Mi sono molto stupito quando ho sentito parlare che ci sono 2000 casette di legno abusive e nessuno si è scandalizzato. Ditemi se  2000 casette abusive vengono considerate la normalità! Forse quel Paese che è stato raccontato nella prima parte del dibattito, forse non corrisponde alla realtà.” Anche davanti il pacato ragionamento  di Colombo, il Sindaco non è riuscito a trattenere la sua irruenza e ha cominciato a  polemizzare anche con il magistrato. In soccorso del Sindaco un aquilano seduto tra il pubblico ha pensato fosse cosa intelligente urlare a un giudice che “in Italia ci sono 1 milione di edifici abusivi e l’ufficio del territorio sta cercando di scoprire gli edifici fantasmi… siamo tutti italiani”. Una casetta in più, una in meno, che problema c’è?
 Colombo, senza scomporsi molto, ha provato pazientemente a rispondere anche a questo tipo di  provocazioni, che a un magistrato saranno apparse disarmanti più per la mancanza di rispetto della legalità autodenunciata che per merito delle argomentazioni.

“Dove ci sono i soldi è normale che si creino sistemi di corruzione. Ma non è che noi abbiamo così paura di queste realtà che poi cerchiamo di nasconderle, di non vederle? Sarebbe strano che il cantiere aquilano sia immune dal rischio della corruzione. Io spero che la situazione sia quella descritta nel primo giro di interventi, sarebbe una cosa bellissima. Se così fosse sarebbe veramente un’isola felice e ci sarebbe da fare tanti complimenti a chi opera qui a livello amministrativo, imprenditoriale, delle istituzioni…. perché mi chiedo: per quale motivo dovrebbe essere cambiato rispetto a 22 anni fa? Cioè cosa è successo nel nostro Paese perché si possa pensare che sia cambiato? A me sembra che i segnali che ci sono stati dati attraverso Mani Pulite siano che si è certificata l’esistenza in questo paese di un forte senso di impunità”.

“Io credo che l’Italia abbia una forte questione rispetto alle regole.”- ha quindi provato a ribadire sconsolato Colombo- “Anche nel corso di questo convegno, quante volte l’interlocutore è stato interrotto? Questo non si fa, si alza la mano. Come possiamo educare i nostri figli se non siamo capaci noi di farlo? E’ un problema di regole che riguarda tutti.”

Ma i piccioni saranno mai in grado di capire le regole prima ancora della loro importanza?

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