“Secondo il commissario della spending review, Carlo Cottarelli, la Regione Molise non avrebbe ragione di esistere.” E’ questa una delle clamorose anticipazioni raccolte dal Corriere della Sera sul rapporto sui costi della politica, pronto da tempo ma ancora tenuto inspiegabilmente segregato nei cassetti di Palazzo Chigi.

Rivelazioni pubblicate oggi sul sito online che, tra l’altro, smorzano sul nascere le fantasiose ipotesi di allargamento della giunta regionale a otto assessori rilanciate solo ieri con grande risalto da Abruzzoweb. Al momento, né il presidente della Regione D’Alfonso né i riferenti degli altri partiti di centro sinistra hanno voluto smentire o confermare le ipotesi di allargamento della Giunta e di modifiche all’organigramma degli uffici. Infatti a Palazzo Silone nessuno nasconde le difficoltà che il neo presidente della Regione sta incontrando per far quadrare il cerchio tra la fame di poltrone, promozioni o semplici assunzioni rivendicate dai suoi supporter e le esigenze, almeno in tempi così difficili, di selezionare persone competenti e capaci a prescindere dalla loro appartenenza politica. Per aumentare gli assessori non sarebbe sufficiente neanche una modifica dello Statuto della Regione Abruzzo, con votazione in doppia lettura in Consiglio e conseguente strascico di polemiche. La norma che prevedeva l’abbassamento da dieci a “solo” sei assessori, infatti, è stata approvata appena un anno fa, per recepire la normativa nazionale che imponeva i tagli ai costi della politica anche nelle Regioni. Proprio a causa della cura dimagrante imposta dal Governo Monti, anche i posti a disposizione nelle strutture sono diventati pochi, troppo pochi per accontentare tutti gli appetiti. E non sarebbe finita qui. Il Corriere della Sera è sicuro: a causa dei conti che faticano ancora a tornare, il deficit che continua a salire e l’economia nazionale che stenta a ripartire, sulle Regioni italiane sta per stringersi un nuovo “giro di vite”.

AUMENTARE A 8 GLI ASSESSORI ABRUZZESI? SAREBBE PIù UTILE ELIMINARE IL MOLISE

“Cosa c’è in quel documento pronto da quattro mesi e ancora misteriosamente ignoto?. “Per esempio,- spiega il cronista del Corriere- il fatto che il problema principale, come molti del resto ormai sostengono, è rappresentato dalle Regioni. Da qui la proposta di allineare il costo degli apparati politici regionali a parametri standard. Il che non significa soltanto gli stipendi degli eletti, ma anche il loro numero e quello del personale che gli ruota intorno, con tutte le spese relative. Garantirebbe un risparmio di almeno 300 milioni l’anno, e sarebbe un’operazione di puro buonsenso. Portata alle conseguenze più radicali potrebbe anche modificare la geografia politica. Un esempio? Secondo il rapporto la Regione Molise non avrebbe ragione di esistere.”

“Il gruppo di lavoro incaricato di mettere a nudo gli aspetti più delicati (e scabrosi) di un sistema impazzito segnala circostanze incresciose nelle quali sono state rifiutate loro le informazioni. Il che tuttavia non ha impedito di scoprire come in molti casi norme moralizzatrici quali quelle del decreto Monti del 2012 sono state aggirate con autentiche furbate che hanno limitato la riduzione dei consiglieri prevista dalla legge, fatto rientrare dalla finestra spese uscite dalla porta, vanificato l’innalzamento dell’età pensionabile. Un fatto, quest’ultimo, clamoroso: Monti aveva previsto che dal 2012 in poi nessun consigliere regionale avrebbe più intascato il vitalizio prima di 66 anni, e ancora oggi alla Regione Lazio è invece possibile incassarlo a 50 grazie alla sopravvivenza delle vecchie regole.”

Non rimane che aspettare per vedere se il duro lavoro del commissario della spending review, Carlo Cottarelli avrà maggior successo di quello del suo predecessore Piero Giarda. Ma una cosa sembra certa: con il persistere di questo quadro economico, le possibilità che ha D’Alfonso di invertire la tendenza dei tagli delle poltrone e del personale politico sono inesistenti.
L’Aquilablog.it, 18 luglio 2014

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