di Maria Cattini – Dal 1 marzo 2015 Giovanni D’Amico, ex vicepresidente del Consiglio Comunale ed ex Assessore regionale, sarà il nuovo portavoce di Giuseppe Di Pangrazio, presidente del Consiglio regionale d’Abruzzo. Se nella passata legislatura la politica era stata costretta a “tagliare” ben dieci poltrone da Consiglieri regionali, ecco che gli ex Consiglieri regionali ‘trombati’ alle recenti elezioni tornano alla carica riciclati in qualche ufficio della giunta o del consiglio. In questo senso, il Presidente del Consiglio Di Pangrazio, dopo aver assicurato un posto in segreteria al suo concittadino e ex Consigliere regionale di Centro sinistra, Luigi detto Gino Milano– che comunque aveva preferito ritirare la sua candidatura- adesso si è dovuto far carico anche dell’assunzione di un suo diretto contendente, l’ex vice presidente del Consiglio e notabile del Pd marsicano Giovanni D’Amico. L’Ufficio di Presidenza, con delibera n. 20 del 4 febbraio ha infatti provvidamente individuato proprio in Giovanni D’Amico, clamorosamente trombato alle ultime elezioni, il portavoce dello staff del Presidente. Quello di Di Pangrazio sembrerebbe proprio un gesto di estrema bontà e misericordia nei confronti del collega che, si badi bene, sarà comunque a carico delle tasche dei contribuenti. Perché, in politica, si sa: buoni sì…ma fino ad un certo punto.
In passato, già ci aveva provato l’ex presidente Nazario Pagano che ne aveva nominato uno per 60mila euro l’anno. Oggi il centrosinistra, che tanto inneggia al rinnovamento e all’apertura alle nuove generazioni, risparmia però in un’ottica di spending review: soli 45mila lordi euro l’anno, ai sensi dell’art. 7 della Legge 150/2000, per un incarico che pare sia indispensabile alla comunicazione del presidente del Consiglio.

“Art. 7. – (Portavoce) 1. L’organo di vertice dell’amministrazione pubblica può essere coadiuvato da un portavoce, anche esterno all’amministrazione, con compiti di diretta collaborazione ai fini dei rapporti di carattere politico-istituzionale con gli organi di informazione. Il portavoce, incaricato dal medesimo organo, non può, per tutta la durata del relativo incarico, esercitare attività nei settori radiotelevisivo, del giornalismo, della stampa e delle relazioni pubbliche.

2. Al portavoce è attribuita una indennità determinata dall’organo di vertice nei limiti delle risorse disponibili appositamente iscritte in bilancio da ciascuna amministrazione per le medesime finalità.”

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