di Maria Cattini – “Non posso far altro che prendere la difficile e sofferta decisione di interrompere definitivamente le riprese”: ad annunciarlo alla stampa è Gianfranco Marrocchi, produttore del sexy film ‘Una camera per due’, docu-fiction presumibilmente basata sullo scandalo politico sessuale scoppiato nei mesi scorsi in Abruzzo. Il film, quindi, non verrà mai concluso, mai proiettato e mai distribuito. Neanche a titolo gratuito sul web come aveva promesso lo stesso Marrocchi solo un paio di  settimane fa a Il Fatto Quotidiano.  Non c’è da stupirsi. Laquilablog, dopo alcune ricerche approfondite, aveva già potuto anticipare che i famigerati film prodotti da Gianfranco Marrocchi vantano la stessa peculiarità: nessuno li ha mai visti.

Gianfranco Marrocchi ieri è uscito allo scoperto e ha ammesso che anche questa sua produzione non uscirà mai, ribaltando “abilmente” i sospetti che giravano nei giorni scorsi sul suo conto.

”Persone di pochi scrupoli,- scrive Marrocchi- certamente abilmente assoldate per gettare fango sul Presidente della Regione Abruzzo Gianni Chiodi e su altri personaggi della sua forza politica, hanno ingannato la Produzione- con la P maiuscola, per non sbagliarsi- per rendere strumentale ai loro interessi il film-inchiesta che io ed altri amici avevamo deciso di realizzare, in modo onesto e scevro da condizionamenti”.

Alcuni anni fa Marrocchi era stato coinvolto nel presunto scandalo del video sexy – “inesistente”, confermarono i giudici- che ritraeva le confessioni di un porno star sedicente amante di Gianfranco Fini. In quell’occasione, l’allora Presidente della Camera, che dichiarò di essere una nuova vittima dalla “macchina del fango”, non esitò a denunciare proprio il produttore Gianfranco Marrocchi per tentata estorsione.

Annunciando il ritiro del film- alla realizzazione del quale, in verità, in pochi hanno mai creduto- Marrocchi si dice vittima lui stesso della macchina del fango: “È evidente che, se non avessimo messo in campo l’intelligenza, l’onestà intellettuale, le capacità professionali ed il nostro infallibile ‘fiuto’, che ci ha spinto ad indagare in modo più approfondito del solito sulla documentazione e sulle testimonianze raccolte, non ci saremmo resi conto di essere stati vittime di un abile raggiro (sicuramente studiato a tavolino in tutti i suoi dettagli da persone molto in alto, e molto meschine), e quella che noi desideravamo portare avanti come un’operazione di verità, se fossimo caduti nella trappola ed avessimo utilizzato il materiale fornitoci senza accertarci al 100% della sua veridicità, si sarebbe invece trasformata in una ‘macchina del fango’ di proporzioni incalcolabili”.

“Di quanto accaduto – conclude Marrocchi – e lo faccio anche a nome dei miei collaboratori e dell’intero cast artistico, mi sembra doveroso chiedere scusa al Presidente Chiodi, vittima anche del clamore creato ad arte in questi giorni dalla nostra Produzione, finalizzato però unicamente al lancio del prodotto audiovisivo, e non alla distruzione o diffamazione mediatica di un personaggio politico che, nel corso di queste settimane, ci ha stupito positivamente per la calma mostrata di fronte alle nostre provocazioni; ed il motto ‘Chi è onesto non teme critiche’, secondo noi della Produzione che abbiamo avuto modo di esaminare dettagliatamente una infinità di documenti inerenti il suo operato di amministratore pubblico, è senza ombra di dubbio quanto mai azzeccato per il Governatore dell’Abruzzo”.

Contrariamente da quanto dichiarato in precedenza a molte testate giornalistiche, Marrocchi oggi ammette che “non ha avuto contatti con la magistratura riguardo a carte e documenti sull’inchiesta.” Anche quella una bufala. Come non detto.

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