Dopo la bocciatura della Perdonanza a Patrimonio orale e immateriale dell’UNESCO, il sindaco dell’Aquila Massimo Cialente manda il suo avvertimento a Grecia e Belgio, rei di aver assunto “posizioni pretestuose che fanno capo a giochi politici all’interno della stessa Comunità europea”. Roba forte, insomma. Mica pizza e fighi. Max Cialente- malgrado fosse ancora gravosamente impegnato a decifrare il testo contenuto nell’avviso di garanzia, per il quale i giudici hanno chiesto una proroga delle indagini di altri sei mesi- rimanendo a Palazzo Fibbioni in constante contatto con l’Africa, è riuscito ad avere un quadro completo di cosa è accaduto ieri pomeriggio al Country Club and Luxury Resort di Windhoek in Namibia, nel corso delle discussioni, accompagnate da astici conditi con champagne, per decidere cosa inserire quest’anno nell’ambita lista dei patrimoni orali e immateriali dell’umanità.

“Nessun ostacolo legato al credo di appartenenza”, assicura oggi Cialente in un’intervista pubblicata a sei colonne da Il Centro. “Piuttosto una pesante opposizione del Belgio e della Grecia, che hanno posto due quesiti, ai quali, per motivi tecnici, non è stata data alla delegazione italiana l’opportunità di rispondere”. Cialente, evidentemente bene informato, come sempre si guarda bene da rilevare quali siano stati questi “motivi tecnici”: se un problema all’ancoraggio delle tende per il safari o dell’odioso caviale tra i denti che ha impedito ai componenti della delegazione italiana di aprir bocca per evitare brutte figure. Comunque dettagli insignificanti, davanti ai nuovi scenari di tensioni internazionali dipinti da Cialente che non ha perso l’occasione di sfoggiare, a beneficio dei lettori de Il Centro, la sua grande preparazione riguardo lo scacchiere internazionale. “La presenza di una larga rappresentanza di sunniti all’interno della Commissione dell’Unesco non ha rappresentato un problema”, assicura Max Montgomery Cialente, esperto in delicate trattative di riscatto (politico, si intende). “Anzi, i Paesi Arabi e i musulmani hanno appoggiato la candidatura della Perdonanza celestiniana e si sono rilevati dei preziosi alleati. Nessuno scontro di religioni,”- assicura ancora Cialente, prima di fare la rivelazione destinata a scuotere gli equilibri internazionali. “Il problema è stato sollevato da due Paesi, il Belgio e la Grecia, che sulla carta sono più vicini all’Italia,” e quindi all’Aquila e al nostro Max, che sottolinea minaccioso: “Non è la prima volta che accade”. Bruxelles aveva già dovuto fare i conti con Cialente quando, con un’armata di pastori, marciò sulla capitale belga per pretendere la Zona franca urbana. La capitale Europea allora fu presa d’assedio e, alla fine, “Zona Franca” dell’Aquila” fu. O almeno così piace raccontarla nelle segreterie del sindaco.

Er Bugia anche questa volta non ha dubbi, i suoi fallimenti sono attribuibili sempre a gufi, bagnini maldestri, i poteri forti, gli Stati nemici, la massoneria e financo la Spectre. Un po’ come accadde con l’aeroporto e la storia della capitale europea della cultura.
Dopo aver raccontato agli aquilani, per decenni, insieme ai suoi sodali, che lo straordinario bilancio di ogni edizione della Perdonanza, svolta sotto il suo regno, sarebbe stato suggellato dall’imminente riconoscimento della stessa a “Patrimonio immateriale dell’umanità”, titolo che avrebbe risollevato le sorti del turismo e l’economia dell’intero territorio, Max rilancia e minaccia i suoi nuovi nemici immaginari: “un’azione poco limpida da parte del Belgio, in particolare a seguire della Grecia: una posizione pretestuosa che non è stata presa bene dal nostro Governo”.

Gli aquilani invece l’hanno presa benissimo, assuefatti come sono da anni alle stratosferiche balle de Er Bugia.

Laquilablog.it, 2 dicembre 2015

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