di Maria Cattini – Ha passato dieci lunghi giorni in silenzio, il vice Presidente del Consiglio regionale Giorgio De Matteis. Dieci lunghi giorni in cui, ammette oggi nel corso di una “tempestiva” conferenza stampa, ha avuto anche il tempo di chiamare il suo peggiore antagonista politico, il sindaco dimissionario dell’Aquila Massimo Cialente, “ma solo per dargli la mia solidarietà personale, non per chiedergli di ritirare le dimissioni”, precisa.

E sempre oggi, quando ormai è certo a tutti, e non solo a Laquilablog, che Cialente non ha mai avuto la seria intenzione di portare a termine il “sacrificio umano” di dimettersi realmente da sindaco, De Matteis ritrova la verve di un tempo e torna a rivendicare di prepotenza il ruolo che gli compete in questa gigantesca farsa pirandelliana: quello dello spietato avversario.

“Cialente deve mantenere la decisione di dimettersi per dignità”, ha dichiarato solo oggi scandendo severamente la sue parole. “Se non ci saranno situazioni nuove L’Aquila è destinata a scomparire. Se non di dimetterà, gli metteremo in faccia le dimissioni, la stessa cosa per la sua maggioranza. Gli ho dato solidarietà umana, ma la responsabilità del tracollo della città è suo e del suo partito”.

“Ormai Cialente è indifendibile”, Giorgio assicura ai suoi sostenitori e alla stampa locale. E per rendere le sue parole ancora più credibili lancia la terribile minaccia: “ci muoveremo con le dimissioni dei nostri quattro consiglieri di opposizione. Cialente doveva dimettere se stesso e la sua giunta, chiedendo scusa alla città con un’assunzione di responsabilità”. Peccato che per mandare a casa l’attuale Consiglio servano il 50% dei consiglieri più uno. ma questo è un dettaglio nell’economia del tutto il contrario di tutto.

E’ da sabato 11 gennaio che la città si interroga sull’assordante e incomprensibile silenzio dei “leader” del centro destra cittadino. Già lunedì scorso, nell’editoriale “Cialente verso il ritiro delle dimissioni“, laquilablog aveva riportato l’indiscrezione raccolta in Comune secondo la quale, pur di far ritornare Cialente sui suoi passi, anche gli esponenti locali del centro destra avevano preso l’impegno di non polemizzare più di tanto. Mentre Luigi D’Eramo (LaDestra) cercava di togliersi dall’imbarazzo per quel contributo di 5.000 euro finito nelle indagini dell’inchiesta do ut des, solo Guido Quintino Liris, capogruppo di Fi in consiglio comunale, aveva timidamente trovato il coraggio di chiedere le dimissioni irrevocabili del sindaco. A ricordargli l’esatta lunghezza del suo ‘guinzaglio’ e rimetterlo subito al suo posto, è bastata un’intervista rilasciata da Giovanni Lolli (Pd) ad un’emittente locale. Da allora silenzio tombale.

Alla fine, tutto è andato come pronosticato da tempo da Laquilablog. Domani, in Comune, si terrà l’ultimo atto di questa patetica farsa alla quale si presterà volentieri anche la stampa locale, pronta a prendere posto a una “conferenza” che, in teoria, interrompe gli undici ‘rigorosissimi’ giorni di silenzio stampa del sindaco. Una conferenza stampa convocata per annunciare magna gaudio quello che ormai tutta la città conosce già: “non mi dimetto”.

Pazienza se L’Aquila, il teatro di questa messa in scena, cade a pezzi. Pazienza se la stragrande maggioranza del pubblico silente e attonito, i cittadini aquilani, non ha più la forza né di applaudire e né di fischiare questi logori teatranti. Domani, ognuno si dovrà accontentare solo di recitare al meglio la propria parte, confidando sul fatto che “ogni tipo di fallimento ha bisogno della sua claque”.

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