1990: Cioni, Lombardi e Arduini, da “Da Tragnone a Fidel Castro”, di A. De Nicola

di Maria Cattini –  Era l’inverno del 1994 e l’Italia intera era sconvolta dalla bufera politico giudiziaria di “mani pulite”. Anche allora L’Aquila finì sotto i riflettori della stampa nazionale: un senatore della Democrazia Cristiana si era incatenato ai cancelli del Tribunale del capoluogo abruzzese per denunciare di essere ingiustamente vittima di un accanimento giudiziario. In ballo, allora, c’era la sua ricandidatura al senato per il Partito Popolare Italiano, la formazione politica fondata da Martinazzoli sulle ceneri di ciò che era rimasto della vecchia DC.

Il “sentore incatenato” era Enzo Lombardi soprannominato da amici e nemici “Bombarda”, per la caparbietà e perseveranza usate nel portare avanti le sue battaglie. Accanto a lui, a fargli coraggio, il giovanissimo delfino Celso Cioni. Lo stesso Cioni che, solo pochi giorni fa, ha minacciato di darsi fuoco barricandosi all’interno dei bagni della Banca d’Italia, forse influenzato ancora dai ricordi di quella clamorosa protesta.

In quella gelida mattina di febbraio di venti anni fa, sotto un colbacco e un lungo cappotto di montone, Lombardi stava minacciando di rimanere incatenato lì tutto il giorno. “Sono solo un pluri-perseguitato…”, dettava al giornalista del Corriere della Sera accorso, come tanti suoi colleghi, per seguire direttamente l’evolversi degli eventi.
 “No…No…non scrivete pluri-indagato”, continuava a correggere i giornalisti. “Scrivete che, in primis, sono un pluri-perseguitato”.

La vendetta, consumata fredda, ha sicuramente più gusto. E oggi, dopo vent’anni da quella protesta rimasta inascoltata, nel corso di una conferenza stampa dal retrogusto di amaro amacord, è proprio “Bombardone” a togliersi la soddisfazione di ricordare ai suoi “vecchi aguzzini politici” come spesso la storia si ripete a parti inverse. Quando può capitare, agli occhi dell’opinione pubblica, che le presunte “vittime” di un tempo si trasformino nei nuovi carnefici.

“Massimo Cialente si è lamentato di esposti strumentali della politica contro di lui”, ricorda Lombardi. “Proprio Cialente, quando era consigliere comunale, presentò assieme ad altri più di 30 esposti contro di me, e non hanno mai trovato nulla. Ho dovuto subire trentadue cause senza ricevere alcuna condanna- ha ripetuto – Ma il Comune ha pagato miliardi di lire a nome del popolo aquilano. La memoria di queste cose inconcepibili deve ritornare, altrimenti la città non lavorerà bene perché non le ricorderà”.

Lombardi, è stato sindaco dell’Aquila dal 1985 al 1992, quando si dimise per andare in Senato.

L’ex senatore ha mostrato ai giornalisti un esposto del 12 settembre 1992 ai suoi danni firmato da Massimo Cialente, Francesco Aloisio, Luciano Fabiani (ex DC e avversario giurato dello stesso Lombardi)e Stefania Pezzopane, che allora facevano parte di Convenzione Democratica, la lista con il simbolo della genziana, che riuniva Partito comunista, partiti di estrema sinistra e Radicali.

Alla sua seconda elezione a sindaco dell’Aquila, Lombardi aveva dovuto affrontare proprio la formazione della “Genziana”, un laboratorio politico nato dalle ceneri del PCI e che, per la prima volta in Italia, si presentava come una coalizione di partiti che indicava il candidato sindaco, anticipando di anni l’attuale legge elettorale. Per quell’esperimento, avevano scelto come primo candidato a sindaco ufficiale un personaggio politico di primo piano: il leader radicale Marco Pannella.

Nel 1990, Lombardi riuscì a vincere la battaglia di quella convulsa campagna elettorale. Nelle urne, stracciò gli avversari che presero solo il 16% dei voti. Ma la sua seconda consigliatura al Comune dell’Aquila, anche sulla scia delle inchieste di mani pulite, vide una deriva giustizialista e fu caratterizzata dagli esposti dell’opposizione alla Magistratura. La senatrice Pezzopane e l’attuale sindaco Cialente furono sicuramente tra i più attivi in questa pratica che trasferì lo scontro politico nelle aule di giustizia.

Decine furono gli esposti, gli scandali e i processi che ne conseguirono. Tanto che lo stesso PPI nazionale, nel 1994, si rifiutò di ricandidare Lombardi al senato. Da quei procedimenti non arrivò alcuna condanna definitiva, ma Lombardi divenne inevitabilmente, davanti l’opinione pubblica aquilana, l’emblema del malaffare della Prima Repubblica. E la sua esperienza politica si avviò verso un lento e inesorabile declino. Così come la carriera dei suoi principali accusatori, Cialente e Pezzopane, segnò una lunga ascesa, che per 20 anni li ha visti come i principali protagonisti della scena politica cittadina. Con i risultati che ognuno può valutare.

“Cialente è un uomo onesto e incompetente”, sentenziava, ad esempio,, Antonello Caporale solo pochi giorni fa su Il Fatto. “A che serve avere le mani pulite se poi le si tiene in tasca?”, si chiedeva inoltre il giornalista, citando Don Virzì.

Ma nel corso della conferenza stampa di oggi, Lombardi non si è limitato a rivangare il passato. Il senatore ha voluto anche dire la sua sugli ultimi avvenimenti che hanno scosso la città.

“Trifuoggi è senza dubbio una persona perbene- ha detto Lombardi- ma proprio per questo avrebbe dovuto evitare la sua declaratoria di appartenenza politica”, in riferimento alla dichiarazione con cui ha confessato di essere “ideologicamente di centrosinistra”.

Molti osservatori, infatti, sono rimasti perplessi nel prendere atto che l’arrivo di un ex magistrato, importante e influente come Nicola Trifuoggi, sia coinciso con il grido “uniamoci e sterminiamoli”, lanciato pubblicamente da Stefania Pezzopane in uno dei momenti di maggiore difficoltà del centro sinistra aquilano e del sindaco Massimo Cialente.

“Chiederò di essere ricevuto dal nuovo vice sindaco dell’Aquila, Nicola Trifuoggi.- promette oggi  Lombardi- Gli porterò le mie 32 relazioni svolte negli ultimi 5 anni con nomi, cognomi, indirizzi, fatti e misfatti sulle principali vicende dell’amministrazione Cialente”.

Era da anni che non si sentiva e vedeva un Lombardi così battagliero e deciso. Sembra proprio di assistere al ritorno di “Bombarda”. Riuscirà il senatore a trovare le forze necessarie per portare a termine la sua vendetta?

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