di Maria Cattini – Il Pdl in Abruzzo oggi è un partito imbarazzante, votato all’implosione soprattutto per la lotta generata dai territori dimenticati. Se la presentazione delle liste in Campania ha avuto momenti tragicomici con Cosentino in fuga con le firme per la presentazione delle candidature, in Abruzzo non ci sono state scene così esilaranti ma l’atmosfera è stata di sicuro di sicuro molto bollente.

Dopo una prima stesura delle liste, fuori tutti, pescaresi, teramani e aquilani. Parte così l’ora X del Pdl Abruzzo con la controffensiva del Governatore Chiodi che minaccia una crisi interna con defezioni in massa dal partito e decide di “accamparsi” a Roma, per salvaguardare il “suo” territorio e la “sua” rappresentanza. Così, dopo qualche scaramuccia e mal di pancia, si arriva ad un compromesso e rientra magicamente, in “zona cesarini”, il senatore Tancredi, a lui particolarmente vicino e Razzi finisce quarto, in posizione ineleggibile (pare).

Insomma, un gioco delle tre carte ma l’importante è esserci. I senatori “di peso” uscenti (Piccone, Tancredi e Di Stefano)se la sono giocata bene e si sono aggiudicati la candidatura alla Camera per non correre rischi. Mentre al Senato rischia anche l’unica abruzzese, Paola Pelino, con il terzo posto dopo Berlusconi e Quagliariello.

Con Pastore che si è ritirato e Aracu fuori per opportunità politica, gli altri grandi esclusi sono Lorenzo Sospiri e Nazario Pagano. I primi due pensavano di avere già il pass per Roma in mano. Oggi Sospiri si dice pronto a lasciare «se il presidente Chiodi si fosse si fosse indignato anche dopo aver ottenuto la candidatura del suo concittadino Tancredi, peraltro sacrosanta, forse si sarebbe potuto evitare questo grave vulnus. L’atteggiamento di Chiodi è inaccettabile». Pagano, invece, si è detto pronto a votare al Senato la lista civica Rialzati Abruzzo per protestare contro l’esclusione del territorio pescaresePdl Abruzzo.

I miracoli della geografia politica non ci sono stati e se Pescara piange, L’Aquila di certo non ride. Gianfranco Giuliante è fuori di sé: «A nessuno sarebbe mai venuto in mente di inserire nei primi 6 posti alla camera, due marsicani, due teramani e due chietini, lasciando scoperto tutto il resto del territorio regionale. Fuori L’Aquila e Pescara: una scelta che nel contempo punisce il centrodestra e pompa candidature altre, aquilane e pescaresi, fino a ieri contigue al centrodestra ed oggi emigrate altrove», ha tuonato mentre commentava le candidature. Forse quella che più gli brucia è quella di Massimo Verrecchia, marsicano, uomo ombra del senatore celanese che gli è stato preferito in un quarto posto, comunque non sicuro. Candidatura di “servizio” il settimo posto dell’assessore provinciale Guido Liris che pure avrebbe potuto ben rappresentare il territorio aquilano. Ma il grande escluso è l’onorevole uscente Marcello De Angelis, attualmente direttore del Secolo d’Italia, la cui candidatura tutti davano per scontata essendo, questo ruolo, storicamente ricoperto da un parlamentare della destra. E invece De Angelis neanche è stato in lizza.

Mentre i cittadini si interrogano nel legittimo tentativo di capire a chi dare o non dare il consenso, illudendosi di poter consultare programmi e progetti, le idee latitano e la corsia preferenziale che porta a Roma è dominata, principalmente, da conflitti e strategie d’assalto che lasceranno strascichi.

Chi voteranno ora i grandi esclusi nel segreto dell’urna? Un pasticciaccio brutto che è la plastica rappresentazione di vertici politici incapaci o impossibilitati a trasformarsi in classe dirigente. La frattura è, dunque, più che concreta e potrebbe determinare gravi ripercussioni elettorali future per un centrodestra alla ricerca di un’identità, tra personalismi e andamento nazionale incerto, che rischiano di travolgerlo.

Lo spettro della débâcle è dietro l’angolo e rischia di invalidare gli sforzi immani che sta facendo il presidente Chiodi per recuperare credibilità e vincere le prossime elezioni regionali.

La “rissa politica” interna aprirà un altro fronte di guerra in Abruzzo nella maggioranza dopo il voto di febbraio?

Il rischio concreto è che Chiodi si trovi ad essere un capitano senza vascello.

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