Essere assunti senza concorso ma solo per motivi di fiducia e amicizia con uno stipendio che spesso supera i 3.000 euro al mese: il sogno proibito di tutti gli italiani. Compresi gli ex moralizzatori deputati grillini che lo scorso 24 luglio alla Camera, per mano di Luigi Di Maio, si sono accodati alle richieste dell’onorevole abruzzese Gianni Melilla di Sinistra e Libertà, per proporre la “stabilizzazione” di fatto il personale che in questo momento lavora e collabora con i gruppi politici e in decreto nelle segreterie dei membri dell’ufficio di Presidenza.

All’indomani delle ultime elezioni politiche, molto clamore fece l’invito dei parlamentari di M5S a mandare via mail curricula per scegliere gli assistenti parlamentari più preparati. Un’inziativa portata avanti in nome della massima trasparenza con tanto di duri attacchi alla presidente della camera Boldrini che non si voleva adeguare al loro metodo. Dei risultati di quella iniziativa- quanti furono i curricula ricevuti, chi e come era stato assunto- ufficialmente non se ne seppe più nulla. Chi provò a verificare come alla fine erano stati scelti gli assistenti “portaborse” del M5S ricevette l’amara sorpresa di constatare che erano stati utilizzati gli stessi criteri degli altri partiti: assunzioni legittime ma basate solo a rapporti di fiducia e amicizia. Se non peggio. Come nel caso dell’onorevole del M5S Gianluca Vacca, eletto in Abruzzo, che per mesi ha provato a giustificare l’assunzione del suo portaborse, uno studente fuori corso dell’Università d’Annunzio di Chieti nonché ricoprente il ruolo di “uscere” nello stesso Ateneo, come una “persona esperta nel campo accademico”.

Una settimana fa, i grillini hanno ceduto anche all’ultima tentazione di sistemare economicamente per sempre i loro ‘simpatizzanti’ stabilizzandoli tra il personale della Camera assunto a tempo indeterminato. Per carità, nessuno scandalo: è un vecchio vizio della politica italiana, come potrebbe testimoniare Gianni Melilla, anche lui firmatario di un ordine del giorno legato alla stabilizzazione dei portaborse. Melilla, infatti, era già deputato del PDS quando nel lontano 1993, mentre Tangentopoli spazzava via tutti i partiti del pentapartito, la Camera approvò in tutta fretta la trasformazione dei contratti a tempo indeterminato di tutti i portaborse. E successivamente, come Presidente del Consiglio regionale dell’Abruzzo, dovette gestire l’ultima stabilizzazione del personale politico assunto, senza concorso, in Regione.

Oggi l’unica vera novità è prendere atto dell’ulteriore “normalizzazione” dei parlamentari pentastallati che, come prima e più di prima, hanno sempre qualcuno di speciale da salvare dalla crisi economica. Per buona pace del resto degli italiani messi in ginocchio dalla crisi, dalle tasse e, soprattutto, privi di amicizie politiche.

L’Aquilablog.it, 30 luglio 2014

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