Il ministro alla Coesione territoriale, Carlo Trigilia, risponde in una lunga intervista pubblicata oggi su La Stampa alle accuse del sindaco dell’Aquila, Massimo Cialente.

“Francamente è sbagliato, e pure inaccettabile, motivare le dimissioni per un presunto abbandono da parte del Governo”, sostiene Trigilia nell’intervista.

“Dobbiamo intenderci. C’è stata un’escalation di critiche fino al punto d’indicare il sottoscritto come un ministro incompetente, assente, addirittura disinteressato alle sorti degli aquilani. Le cose non stanno così. E mi spiego: il flusso di finanziamenti per la ricostruzione non si è mai interrotto e mai si interromperà. C’è un impegno politico del governo e il sindaco lo sa bene. E’ poi vero che gli ultimi stanziamenti sono limitati: 600 milioni. Ciò è innegabile stante la situazione della finanza pubblica. Ma appunto dobbiamo distinguere: un conto è il flusso di cassa, altro sono gli immobilizzi  su lungo periodo”.

“E’ inutile chiedere miliardi, che tutti sappiamo non esserci- continua Trigilia- quando poi la capacità di spenderli è sui 500 milioni all’anno. Per dirla con semplicità non serve a nulla un enorme serbatoio carico d’acqua se poi dal rubinetto passa un filo”.

“Nei giorni scorsi abbiamo costituito un Gruppo di lavoro con la rettrice dell’università, il direttore del Gran Sasso Science Institute, esperti di sociologia e di economia: il nodo è come affrontare la ricostruzione, con quale visione strategica, quali legami con lo sviluppo del territorio, e se sia condivisibile farlo con uno strumento vecchio quale il Piano regolatore del 1975.”

“C’ è un ragionamento da fare: all’Aquila saranno spesi 18 o 20 miliardi dei contribuenti. E’ possibile che questo fiume di soldi, di cui in ultima istanza è responsabile il governo, si spenda senza un progetto strategico? Possiamo domandarci se tutto va ricostruito come era e dove era? Anche quello che non aveva valore storico-artistico? Le nostre domande sono legittime- conclude Trigilia- E’ questo che avremmo voluto discutere e non solo di quanti soldi arrivano. Un governo non può essere solo un bancomat”.

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