di Maria Cattini – Il Comune dell’Aquila non ha provveduto alla ripianificazione del territorio comunale ai sensi del D.L. 28 aprile 2009 n. 39 e ora dovrà ottemperare entro quaranta giorni e presentare pertinente e dettagliata relazione. E’ quanto ha stabilito dal Tar Abruzzo con Ordinanza emessa in data 27 marzo 2014 circa la mancata approvazione del provvedimento di ripianificazione che costituisce interesse primario di tutti i cittadini. Si avvicina così lo spettro di un commissario ad acta. Il ricorso è stato presentato dagli avvocati aquilani Francesco Camerini e Fausto Corti, quali portatori di ‘interessi diffusi’ contro il Comune dell’Aquila e la Provincia, e il 21 maggio è fissata la prossima data per la trattazione in camera di consiglio. Sarà per questo che l’assessore comunale Pietro di Stefano ha annunciato qualche settimana fa l’individuazione di figure professionali di supporto all’Ufficio del piano regolatore generale del Comune dell’Aquila, in via di costituzione. Un po’ tardivamente rispetto a quanto richiesto dal legislatore, lo stesso Di Stefano aveva dichiarato: “di qui a 6 mesi voglio portare alla discussione del Consiglio comunale la delibera preliminare al nuovo piano regolatore generale del Comune dell’Aquila, sarà il documento che aprirà la strada e in 2 anni, massimo 2 anni e mezzo vogliamo chiudere”.

LA LEGISLAZIONE

Con il sisma del 6 aprile 2009 che ha reso inagibili, nella loro pressoché tota­lità, gli edifici pubblici e privati della città di L’Aquila, si è generata la neces­sità di procedere con urgenza alla costruzione di fabbricati, in deroga alle originarie previsioni del Piano regolatore, da destinare sia all’uso privato che a quello collettivo.

Proprio in ragione dello stravolgimento del territorio comunale provocato dalla miriade di nuovi insediamenti resisi necessari per far fronte all’emergenza, la legge 24 giugno 2009, n. 77, in sede di conversione del D.L. 39/2009 (recante “Interventi urgenti in favore delle popolazioni colpite dagli eventi sismici nella regione Abruzzo nel mese di aprile 2009″) aveva posto a carico dei Comuni del c.d. cratere sismico di procedere, “d’intesa con il presidente della regione Abruzzo – Commis­sario delegato ai sensi dell’articolo 4, comma 2, sentito il presidente della provincia, e d’intesa con quest’ultimo nelle materie di sua competenza”, al­la “ripianificazione del territorio comunale definendo le linee di indirizzo strategico per assicurarne la ripresa socioeconomica, la riqualificazione dell’abitato e garantendo un’armonica ricostituzione del tessuto urbano abitativo e produttivo, tenendo anche conto degli insediamenti abitativi’ del Progetto Case.

Secondo il legislatore, a partire dal 27 giugno 2009, il Comune di l’Aquila aveva l’obbligo di procedere alla redazione di un nuovo piano regola­tore. Tale obbligo avrebbe dovuto essere ottemperato nei termini pre­visti dalla L.R. 18/83 che individua in complessivi 325 giorni il termine di approvazione del Piano regolatore generale.

Sta di fatto che, nonostante siano passati oltre quattro anni dalla approvazione della L. 77/2009, il Comune dell’Aquila ha omesso di proce­dere alla redazione del nuovo piano regolatore generale, negando ai cittadini aquilani uno strumento fondamentale per l’organizzazione della loro vita civile. Non solo. l’Amministrazione comunale ha continuato in questi anni a disporre singo­le ed episodiche varianti allo strumento urbanistico. Ne è un esempio, il più recente, la variante proposta dalla Giunta comunale per un edificio scolastico a ridosso delle mura storiche, di cui si prevede il raddoppio della volumetria, o quelle per la creazione di un com­plesso ad uso commerciale laddove sorgeva la sede dell’Anas a via XX Settembre.

L’attività di ripianificazione prevista dal D.L. 39/2009 va dunque oltre la redazione del solo PRG (l’ultimo, a L’Aquila, porta la data del 1975). Secondo il ricorso, il Comune sta impedendo ai cittadini di poter contare su un pro­cesso di ricostruzione svolto in modo ordinato, sulla base di un programma razionale ed organico atto a fronteg­giare le conseguenze del terremoto non solo sotto il profilo del­la “riqualificazione dell’abitato” e della “armonica ricostituzione del tessuto urbano abitativo e produttivo”, ma anche per assicurare “la ripresa socio- economica” del territorio comunale.

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