di Maria Cattini – La maledizione dell’Acquasanta colpisce ancora: “lo stadio d’Acquasanta non sarà pronto neanche per gennaio”. E’ sempre l’Assessore allo Sport e all’Aviazione del Comune dell’Aquila, Emanuela Iorio, a darne triste notizia. Nonché a dover smentire le sue stesse assicurazioni di prossima apertura fornite alla stampa, non più di un mese fa.

Non solo. Manca ancora un “cronoprogramma” esatto dei lavori e la Iorio non si sente di fare previsioni certe per il prossimo futuro. “Lo potrò dire solo dopo il cronoprogramma,- ha risposto l’assessore sul sito New-Town- ma comunque prima di cinque mesi come ho sentito dire.” Quindi per il futuro dello stadio più sfigato d’Italia siamo ancora sul “si dice”. E poco importa se nel 2560 a.C. la Piramide di Cheope fu costruita in soli 20 anni. La maledizione che colpisce quello stadio sembra molto più potente.

Quella dell’Acquasanta è una storia che si perde nel corso degli anni, iniziata quando Assessore allo Sport del Comune dell’Aquila era un giovanissimo enfant prodige della Dc: Giampaolo Arduini. Lo stadio è costato alle casse dello Stato, dal 1990 ad oggi, quasi 20 milioni di euro. Nel corso di quasi 25 anni, per il suo completamento, non potendo utilizzare gli schiavi come al tempo degli antichi egizi, si è collezionato il record massimo dei finanziamenti pubblici.  All’appello mancherebbero solo i fondi del Piano Marshall.

“Lo stadio di Acquasanta è costato quasi 15 miliardi di vecchie lire e ancora non funziona,” ricordava sconsolato Antonio Di Zitti.  “Nel 1990 si parlava di due poli sportivi: Acquasanta e Centi Colella. Il primo fu iniziato a costruire con i fondi di Italia ’90. Io ho sempre detto che per il rugby non serviva un altro stadio, rispetto al Fattori, ma campi per far giocare i ragazzi delle giovanili, e perciò Centi Colella come centro polivalente.”

A metà degli anni 90, infatti, il Comune aveva cambiato destinazione all’Acquasanta: non più uno stadio di calcio ma di rugby. Qualche anno dopo i tecnici del Comune si accorgono di un piccolo particolare: le tribune in cemento armato dello stadio sono state costruite al contrario rispetto al progetto originale e al campo di gioco.

“Nessun problema, tutto previsto”- si affrettarono ad assicurare gli amministratori dell’epoca- ”avremo uno stadio e un anti-stadio all’avanguardia”. L’Aquila è o non è la capitale del rugby oltre che della cultura? I soldi di Italia 90, nel frattempo, erano finiti e allora si dovette ricorrere ad altri finanziamenti straordinari per altri cinque miliardi di lire.

Nel 1999 lo stadio non è ancora pronto ma “manca poco”, assicurano tutti anche all’allenatore neozelandese di Rugby Mike Brewer, convinto a venire a L’Aquila grazie alla prospettiva di poter gestire una struttura tutta nuova dedicata esclusivamente al Rugby. Contando sul suo know how della gestione e del marketing sportivo, Brewer ha progetti ambiziosi e innovativi: riesce a portare in finale di campionato la squadra e ma continua a sognare e investire nella club house dell’Aquila rugby allo stadio dell’Acquasanta. Al terzo anno di promesse non mantenute, Brewer capisce di essere stato preso in giro e torna in Irlanda.

Di elezione in elezione, il completamento dello Stadio dell’Acquasanta continua a rimanere nella top-ten delle promesse elettorali di tutti i partiti politici. Una fabbrica di San Pietro che non riesce mai ad aprire le porte ai fedeli.

Nel 2009, al Comune si registra un clamoroso “a volte ritornano”: torna a coprire il ruolo di Assessore allo Sport il non più giovanissimo Giampaolo Arduini. Chi meglio del politico che ha visto nascere quello scheletro in cemento armato riuscirà finalmente a completare l’opera?
Arduini assicura subito i cittadini: “mi sto occupando del reperimento di finanziamenti per la ricostruzione degli impianti sportivi, in condizioni critiche dopo il terremoto”.

Alla cifra stanziata dal governo, ci spiegò l’assessore, si sono sommati circa 3 milioni di euro dalla Regione (fondi POR FESR, “di cui un quarto del totale saranno dedicati allo stadio di Acquasanta, cui si aggiungono 300.000 euro della Figc”) e altri fondi per quasi 1 milione da donazioni di organismi privati, “che comunque non bastano, perché, visto che vanno risistemati, vorrei avere degli impianti all’avanguardia, dopo gli interventi previsti”.

Arduini svelava un’altra intenzione del Comune, ossia quella di “trasformare l’attuale campo di Piazza D’Armi in un campo sintetico per il rugby”. L’area sportiva di Piazza d’Armi fa parte dei ripristini post-terremoto: “per il campo sintetico ci sarà un costo previsto di circa 800.000 euro e per l’atletica circa 1,2 milioni di euro”, sottolinea Arduini. ”Per la realizzazione del campo sintetico, presto ci sarà il bando di gara; i lavori dovrebbero essere fatti entro l’anno corrente e finire in tempo per la prossima stagione sportiva, tra settembre ed ottobre”. Era il 2009, esattamente cinque anni fa. Per il recupero delle strutture sportive utilizzate per le tendopoli lo stato sborserà in tutto altri 5 milioni di euro.

Prima di lasciare il cerino all’attuale assessore allo sport Iorio, Arduini assicurava ancora i cronisti: «I lavori nello stadio di Acquasanta partiranno entro l’anno.” E annuncia il nuovo cambio di destinazione: “Al Fattori non possiamo andare avanti con le agibilità provvisorie; destinandolo alla palla ovale questo problema non si pone».

Negli ultimi tre anni, neanche l’Assessore Iorio è riuscita a scongiurare la maledizione che pesa sullo stadio.  Malgrado i suoi ripetuti impegni a consegnare l’opera alla città, a giudicare dalle foto più recenti, poco è cambiato: l’Acquasanta rimane solo uno scheletro in cemento armato con un pantano nel mezzo. Un triste e inutile monumento allo sperpero di denaro pubblico che si perpetua da decenni senza insegnare niente a nessuno.

Condividi