La popolazione mondiale è ora di 8 miliardi! Si può parlare di crisi della fertilità?

La popolazione mondiale è ora di 8 miliardi! Si può parlare di crisi della fertilità?

Otto miliardi. Ah. Rifletto di come siamo arrivati ​​qui e dove potremmo andare con la fertilità continuerà a diminuire rapidamente dove è alta, anche riflettendo sul titolo di Bloomberg: «La fertility crisis è nata in Giappone, ma non resta lì».

I tassi di fertilità sono più alti nei paesi più poveri e il 35% della popolazione mondiale vive in soli due stati, India e Cina (e la prima presto potrebbe compiere un sorpasso rispetto alla seconda). Il collasso della fertilità si estende a Singapore, alla Corea del Sud e specialmente a Taiwan, dove il Total Fertility Rate (Tfr) di 1,08 è il più basso del mondo. Il «Tfr» è il numero medio di figli partoriti dalle donne in età riproduttiva in un dato paese. E per garantire una stabile popolazione dovrebbe essere attorno al 2,1. Malgrado nasca in Asia, il fenomeno c’è anche in Occidente: gli Usa hanno un Tfr di 1,66, l’Italia di 1,3, bassino per l’Europa (1,9 in Francia e 1,6 in Germania), ma meno disastroso che in Croazia, Portogallo e Grecia, paesi in via di convergenza ai valori giapponesi.


Oggi, due terzi della popolazione mondiale vive in un’area in cui la fertilità è inferiore a 2,1 nascite per donna, «all’incirca il livello richiesto per una crescita zero nel lungo periodo per una popolazione con bassa mortalità», si legge nel rapporto delle Nazioni Unite. Inoltre i Paesi con i livelli di fertilità più alti tendono a essere quelli con il reddito pro capite più basso, ovvero la crescita della popolazione mondiale è diventata sempre più concentrata nei Paesi più poveri del mondo. Nonostante questa tendenza al ribasso, la popolazione mondiale totale crescerà di circa 1-2 miliardi prima di raggiungere il picco, secondo le stime delle Nazioni Unite.

Come è possibile? Parte del motivo è che la fertilità è ancora piuttosto alta in alcuni luoghi e viviamo più a lungo, quindi siamo più numerosi. Ma gran parte della nostra futura crescita demografica deriva dal passato, quando la fertilità era più alta.  Anche l’età media della popolazione mondiale è cresciuta notevolmente: dagli anni ‘50 del ‘900 a oggi è aumentata di otto anni, raggiungendo i 30 anni, e dovrebbe salire fino a 36 anni entro il 2050. Nel 2019 l’aspettativa di vita ha raggiunto i 72,8 anni, con un miglioramento di quasi 9 anni dal 1990, e si stima che la soglia salirà a 77,2 anni entro il 2050. È scesa tuttavia a 71 anni nel 2021, in parte si ritiene a causa della pandemia di Covid-19. Nello stesso anno, l’aspettativa di vita dei Paesi meno sviluppati è stata inferiore di 7 anni alla media globale. Più della metà dell’aumento della popolazione previsto fino al 2050, secondo le previsioni, sarà concentrato in otto Paesi e in particolare nell’Africa subsahariana: Repubblica Democratica del Congo, Egitto, Etiopia, India, Nigeria, Pakistan, Filippine e Repubblica Unita di Tanzania.

Un bene, o un male? Dipende a chi lo chiedete: sicuramente l’allungamento della durata media della vita in tutto il mondo è un dato positivo, che parla del miglioramento costante degli standard di vita e di cura anche al di fuori del cosiddetto primo mondo; al contempo, una popolazione più anziana richiederà però forti aggiustamenti nelle nostre abitudini e nei nostri modelli organizzativi (pensiamo alle pensioni, ad esempio) per risultare sostenibile.

 

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