“L’Accademia dell’Immagine è un Ente privato non soggetto al giudizio di responsabilità amministrativa-contabile”, quindi non può esserci stato alcun danno erariale. Questa la tesi, o la foglia di fico, dietro la quale gli avvocati difensori degli amministratori dell’Accademia (tra cui il sindaco Massimo Cialente) hanno cercato di inficiare le contestazioni della Corte dei Conti dell’Aquila. Contestazioni per 600 mila euro sorte dai controlli della Guardia di Finanza sui i buchi nei bilanci dell’Accademia, registrati nel solo biennio 2007-2008. Secondo l’accusa, le undici persone indagate avrebbero utilizzato o sostenuto “artifici contabili” per evitare la messa in liquidazione dell’Ente di alta specializzazione “riconosciuto dalla Regione Abruzzo”.

Trattandosi dell’Accademia dell’Immagine, viene proprio da dire che il film è sempre lo stesso e il finale, quasi, scontato. Per anni, infatti, abbiamo assistito al gioco delle tre carte dove l’Accademia era descritta come un bene pubblico, “un gioiello dell’intera città dell’Aquila”, quando si bussava per chiedere soldi e finanziamenti alla Regione, Provincia e Comune, mentre diventava privata, “cosa loro”, quando bisognava assumere personale, scegliere i docenti e investire i soldi.

La politica aquilana, d’altronde, ha sempre rivendicato il suo ruolo nello scegliere le nomine del consiglio di amministrazione o dei componenti dell’Abruzzo Film Commission, piuttosto che della Lanterna Magica. Tutti Enti, pubblici e privati, ospitati all’interno della sede dell’Accademia come un ingegnoso sistema di scatole cinesi che è riuscito a produrre efficientemente solo un waltzer di poltrone tra i soliti noti. La sede stessa dell’Accademia, un intero palazzo situato nel polo clinico di  Collemaggio, fu un generoso regalo a carico della Regione che, con la L.R. 9 febbraio 2000 a firma Stefania Pezzopane, garantì il pagamento della rata annuale di 225.556 euro del mutuo ventennale. Senza contare i contributi “straordinari” di cui l’Accademia, “per la sua importanza”, ha sempre potuto godere prima e dopo dell’approvazione della L.R. 100/1997 (con Stefania Pezzopane ancora Assessore nella Giunta Falconio) quando si sancì che la scuola era diventata già, dopo solo due anni dalla sua fondazione, “un polo d’eccellenza nel campo dell’Alta Formazione nel settore audiovisivo”. Ed è esattamente da allora che i politici aquilani hanno potuto giocare e lucrare sull’equivoco che l’Accademia fosse o meno un ente pubblico.

Fino ad arrivare appunto all’udienza dell’altro ieri, quando gli avvocati difensori hanno dipanato ogni dubbio davanti ai giudici sancendo che “l’Accademia è un Ente privato”. Infatti, sempre secondo le tesi difensive, anche la stessa magistratura contabile, come tanti cittadini abruzzesi, era caduta nell’equivoco di confondere l’Accademia come parte integrante del Comune dell’Aquila”. Di giustificare quei rimborsi sospetti e la gestione del denaro in gran parte proveniente da fondi pubblici, quindi, non se ne parla nemmeno. 
Nessuno degli avvocati si deve essere preoccupato più di tanto che, se la tesi venisse effettivamente accolta dai giudici della Corte dei Conti, le infrazioni contestate potrebbero far ipotizzare a qualche togato del Tribunale Amministrativo il reato di bancarotta fraudolenta, come accadrebbe per gli enti di diritto privato. Anche in un’evenienza così remota, siamo sicuri, l’Accademia diventerebbe di nuovo “un prezioso bene pubblico” da salvaguardare a tutti i costi. Casomai con una nuova legge ad hoc varata per l’occasione dalla neo eletta Giunta regionale di centro sinistra. E ovviamente sovvenzionata con i soldi di tutti gli abruzzesi.
L’Aquilablog.it, 5 giugno 2014

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