di Maria Cattini – Un’altra tegola sul futuro più che mai traballante dell’Accademia dell’Immagine. Il Consiglio di Stato (ordinanza cautelare n. 201303228) sulla vicenda del Centro sperimentale di cinematografia ha accolto la richiesta del Ministero, Regione, Provincia e Comune di sospensiva in attesa di quella definitiva, in merito alla sentenza del Tar Abruzzo, n. 00225/2013 “rilevato che la sentenza comporta un danno grave ed irreparabile per gli appellanti, in quanto preclude il finanziamento della Fondazione Centro sperimentale di cinematografia – Scuola nazionale di cinema, e preclude la prosecuzione della sua attività”.

Un futuro sempre più diviso,  dunque,  quello che si prefigura tra Accademia e Centro Sperimentale di cinematografia. Alla luce della decisione del Consiglio di Stato, il Centro sperimentale di cinematografia è legittimato a proseguire il proprio lavoro continuando a beneficiare dei contributi stabiliti dalla convenzione in essere e a proseguire un’attività che può essere svolta, in realtà, da un solo ente. Al tempo stesso, visto che sospensiva del Tar indicava che le amministrazioni pubbliche, quali socie dell’Accademia, “hanno confuso la qualità di soci con il potere di disporre dei diritti dell’Accademia dell’immagine” scegliendo “di finanziare l’attività concorrente della Scuola di Cinema”, si complica sempre più il ‘salvataggio’ dell’Accademia dell’Immagine voluto dal sindaco Massimo Cialente e l’opera di due diligence che deve affrontare il liquidatore da poco nominato, l’avvocato Luca Bruno.

La Fondazione Centro sperimentale di cinematografia – Scuola nazionale di cinema si era costituita in giudizio contro la sentenza del Tar Abruzzo, n. 00225/2013 del 23 gennaio, concernente l’annullamento di tre articoli chiave della convenzione (6, 7 e 9), stipulata il 27 maggio 2011 tra Regione Abruzzo, Provincia di L’Aquila, Comune di L’Aquila, Ministero per i beni e le attività culturali e la Fondazione stessa. La convenzione era volta a “assicurare la prosecuzione dell’attività culturale e didattica già svolta dall’Accademia Internazionale per le arti e le scienze dell’immagine”, con l’apertura a L’Aquila di una sede distaccata della Fondazione ed obbligando Regione, Provincia e Comune ad assumere a proprio carico il costo per l’attività didattica ed il funzionamento della Scuola, stimato, a regime, in non meno di  550mila euro. La Regione si è impegnata per un cifra di 300mila euro, la Provincia e il Comune per 25mila e il Ministero per 200mila euro.

Il ricorso al Tar Abruzzo era stato presentato da Giancarlo Iannucci a tutela del proprio posto di lavoro. Il dipendente dell’Accademia dell’immagine, collocato in cigs a seguito del danneggiamento della sede dell’associazione provocata dal sisma del 6 aprile 2009, ha inteso “tutelare il proprio posto di lavoro compromesso dalla stipula della convenzione che implica necessariamente l’impossibilità per l’Accademia di tornare ad operare e riassorbire così i propri dipendenti”. Ma il Consiglio di Stato ha sentenziato: “ritenuto che a tale pregiudizio non si contrappone un interesse di pari gravità dell’appellato in quanto l’annullamento degli atti impugnati non comporta, quanto meno nell’immediato, la sua reintegra nel posto di lavoro, che costituisce il suo interesse sostanziale”.

Nello stesso giudizio la Regione Abruzzo aveva evidenziato di non essere venuta meno ai propri doveri istituzionali o di socio fondatore, avendo continuato a stanziare per l’Accademia le somme di sua pertinenza, mentre la stipula della convenzione ha assicurato la prosecuzione dell’attività permettendo agli allievi di continuare a fruire del pacchetto formativo e conseguire il diploma finale e di riassorbire parte del personale (3 dipendenti), mantenendo in città un centro formativo gestito da Scuola di prestigio e considerazione anche internazionale, mentre la critica situazione debitoria dell’Accademia ne aveva di fatto paralizzato l’attività.

Il tira e molla continua in attesa del resoconto del liquidatore previsto per il prossimo 30 settembre.

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