di Maria Cattini, Linkiesta.it – Si fa sempre più problematico per L’Aquila farsi trovare pronta, con una ricostruzione in via di definizione, all’obiettivo del 2019, quando l’Italia ospiterà la Capitale europea della cultura, insieme alla Bulgaria. Oggi la Commissione Ue ha presentato il nuovo calendario dal 2020 al 2033 in cui la novità è che ogni tre anni, oltre ai due paesi membri, ad ottenere il riconoscimento saranno anche paesi candidati o potenziali tali all’adesione all’Unione europea; ciò significa che il turno successivo per l’Italia non arriverà prima del 2033.
Un traguardo per L’Aquila e una sfida stimolante a 10 anni dal terremoto, visto e considerato che in gioco ci sono anche tanti bei soldi. Le considerevoli dimensioni dell’evento, che si svolge nell’arco di un intero anno, richiedono un sistema di sostegno messo in opera dalla Commissione europea e destinato a supportare le città nel corso del periodo di preparazione. Basti pensare che si parla di un miliardo e mezzo di euro se L’Aquila se dovesse essere scelta come Capitale europea della Cultura per il 2019.
Ma non è facile. Sono diciotto le città italiane che aspirano a candidarsi per il 2019: oltre a L’Aquila, troviamo Amalfi, Bari, Bergamo, Brindisi, Carbonia, Catanzaro, Lecce, Mantova, Matera, Palermo, Perugia e Assisi, Ravenna, Siena, Siracusa, Torino, Urbino e Venezia insieme alle regioni del Nordest.
L’iter della presentazione della candidatura ha visto alti e bassi, ma pensare che L’Aquila sia legittimata solo perché ha avuto un terremoto è da miopi. Sono passati più di tre anni, la solidarietà è finita e troppe altre disgrazie hanno purtroppo colpito il nostro Paese.
Ancora sette anni sì, ma i tempi sono stretti: nel 2012 è attesa l’emanazione del bando di candidatura da parte del ministero beni Culturali; nel 2013 si arriverà alla presentazione ufficiale delle candidature; nel 2015 ci sarà la notifica delle candidature insieme alla presentazione del comitato promotore e il progetto. Manca poco, insomma, come non smettono di mancare anche in questo caso i soldi. Mentre a Venezia, la candidata più forte, se ne sono già investiti moltissimi, oltre ad essere diventata formalmente la candidatura di Venezia-Nord Est con in campo la Regione Veneto e il Friuli Venezia Giulia e tutto ciò che ne consegue economicamente e politicamente.

Prima della fine dell’anno, è stato annunciato l’insediamento del Comitato Promotore della Candidatura dell’Aquila a Capitale Europea della Cultura per il 2019 presso il Palazzetto dei Nobili in via di ristrutturazione. E’ una buona notizia, ma la domanda che sorge spontanea è perché al meeting di Ravenna con tutte le candidature annunciate, L’Aquila e la Regione Abruzzo non si sono neanche presentate? A dispetto dei grandi proclami sembra di essere ancora a “carissimo amico”. Non c’è ancora una struttura di coordinamento, né un vero ed indipendente comitato promotore e tra qualche mese le candidature saranno aperte, mentre a Venezia sono tutti al lavoro, enti locali e regioni, da almeno due anni. Una distanza abissale, che rischia di diventare incolmabile.
La differenza sta anche nel web e nell’immagine promozionale: il sito a sostegno dell’Aquila, http://www.laquila2019.eu/, a firma del parlamentare Pierluigi Mantini, Presidente del Comitato Promotore, per quando graficamente impeccabile manca di tutta quella sostanza che lo renderebbe competitivo e funzionale ad essere veicolo potente e immediato della proposta ‘made in L’Aquila’.

Quello di Venezia http://annoeuropeo.wordpress.com/ è un sito completo, ricco di contenuti e sezioni interessanti, dalle riviste ai video alla rete eventi e una pagina interna dedicata alle motivazioni della candidatura: http://annoeuropeo.wordpress.com/sito-ufficiale-venezia-con-il-nordest-2019/, oltre ad un altro sito http://www.nordest2019.eu/, sempre a supporto.
Un vero e proprio baratro tra contenuti e marketing. Mentre tra solo un anno dovrà essere pronta la presentazione e tutto tace: nessun programma quanto meno delineato, infrastrutture in alto mare, l’assenza all’appello della tanto declamata partecipazione cittadina, la “solita” mancanza di sinergie tra Regione, Comune, enti locali e associazioni. L’impressione è che di questo lento, lentissimo passo, il salto dai buoni propositi per il futuro al rimpianto per aver perso l’ennesima occasione sia più veloce del previsto.

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