Anche gli ordini e i collegi professionali devono adeguarsi alle norme anticorruzione previste dalla legge Severino. In un’apposita delibera, la n. 145/2014 firmata lo scorso 21 ottobre e esecutiva dal 22 ottobre, il presidente dell’Anticorruzione, Raffaele Cantone, stabilisce che tra i nuovi obblighi degli enti c’è anche il divieto di assegnare ruoli dirigenziali negli ordini a chi già ricopre o ha ricoperto altre cariche amministrative o politiche. In particolare, «gli incarichi amministrativi di vertice nelle amministrazioni statali, regionali e locali e gli incarichi di amministratore di ente pubblico di livello nazionale, regionale e locale, sono incompatibili con la carica di presidente del Consiglio dei ministri, ministro, viceministro, sottosegretario di Stato e commissario straordinario del Governo di cui all’articolo 11 della legge 400/1988, o di parlamentare». Stessa cosa per gli incarichi dirigenziali interni ed esterni.

Secondo il presidente Cantone gli ordini sono enti pubblici “non economici”, assimilati dal Dlgs 165/2001 alle “amministrazioni pubbliche”, e perciò devono sottostare alle norme per la trasparenza e anticorruzione stabilite dalla legge Severino (n. 190/2012) e «attenersi ai divieti in tema di inconferibilità e incompatibilità degli incarichi di cui al Dlgs 39/2013». Una qualificazione, quella riferita agli enti pubblici, confermata dalla Cassazione con la sentenza n. 21226/2011 che ha riconosciuto come le relative prestazioni lavorative subordinate “integrano un rapporto di pubblico impiego”.

Una vera e propria doccia fredda per tutti i rappresentanti di Ordini e Collegi che ricoprono incarichi di vertice nelle pubbliche amministrazioni anche all’Aquila. Dagli avvocati Maurizio Capri e Alessandro Piccinini, membri del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati presso la Corte di Appello dell’Aquila e consiglieri comunali all’Aquila, a Americo Di Benedetto, Presidente dell’Ordine dei dottori commercialisti e degli esperti contabili de L’Aquila e presidente della Gran Sasso Acqua, dall’architetto Pierluigi Properzi, che ha una carica istituzionale nell’I.N.U. (Istituto Nazionale Urbanistica), ente di diritto pubblico, ma è anche consigliere comunale, a Remo Di Martino, presidente del Consiglio Comunale di Ortona e attuale membro del consiglio di amministrazione del Tsa. Sono molti di più i nomi e le cariche chiamate in carica dalla recente delibera dell’Anticorruzione. Per non parlare del ruolo dei revisori dei conti, uno tra tutti, Ettore Perrotti, membro dell’Unione Nazionale Giovani Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili, revisore dei conti del Tsa e Gsa, che è da accertare se rientrino nella casistica della delibera 145/2014.

Le conseguenze dell’applicazione della Severino sono immediate e scattano per gli Ordini gli obblighi previsti dalla legge: devono predisporre il piano triennale di prevenzione della corruzione, il piano triennale della trasparenza e il Codice di comportamento del dipendente pubblico, nominare un responsabile della prevenzione della corruzione, adempiere agli obblighi in materia di trasparenza previsti dal Dlgs 33/2013 e infine rispettare i divieti su inconferibilità e incompatibilità degli incarichi.

Gli Ordini e i collegi professionali sono tenuti a dare immediata attuazione alla delibera. Hanno tempo un mese per adeguarsi: dai 30 giorni successivi alla pubblicazione della delibera, l’Autorità anticorruzione eserciterà i propri poteri di vigilanza sull’adozione dei piani triennali e del Codice di comportamento, pena una sanzione da mille a 10mila euro.

Quanto alle incompatibilità, il Dlgs 39 affida al responsabile del piano anticorruzione di ciascun ente il compito di verificarne il rispetto e di segnalare i casi di possibile violazione all’Antitrust e alla Corte dei conti. L’eventuale revoca dell’incarico di vertice o dirigenziale è comunicato all’Anticorruzione.

L’Aquilablog, 31 ottobre 2014

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