di Maria Cattini – Ce l’avevano fatta. Ieri pomeriggio finalmente tutto era pronto per il grande annuncio, dopo che anche il Tg3 ne aveva parlato: “Cialente ritira le sue dimissioni”. Anche i “coccodrilli” dei comunicati da diffondere alla stampa locale erano stati scritti senza troppi sforzi di immaginazione: “il ritiro delle dimissioni sono un gesto di straordinaria generosità che Massimo ha fatto per il bene dell’Aquila e degli aquilani”. Tutto il centro sinistra aquilano, e buona parte del centro destra, erano andati a letto sereni in attesa solo dell’annuncio ufficiale che sarebbe arrivato dopo l’ennesimo viaggio della speranza a Roma.

Vista la totale chiusura del Pd nazionale, oggi avevano deciso di bussare alla porta del Ministro dell’economia Fabrizio Saccomanni. Il tempo di un caffè e di strappare una sua parola, una sua precisazione salvifica per far credere agli aquilani che, alla fine, i nostri eroi sono riusciti a piegare il governo e strappargli la promessa  “dell’impegno ad aumentare i fondi per la ricostruzione del 2014” (cosa che per altro nessuno ha mai messo in discussione).

Sarebbe bastata anche solo una virgola del Ministro per togliere Cialente dal cul-de-sac delle sue dimissioni volontarie, dal quale non riesce a uscire da dieci giorni.

E invece, oggi, nuovo colpo di scena: la stampa nazionale torna a raccontare all’Italia l’attuale desolante realtà della ricostruzione aquilana. Una randellata tra i denti, un accanimento inaspettato che ha nuovamente steso ko Cialente. Tutto da rifare.

La classe politica e imprenditoriale aquilana, il “sistema” messo ancora una volta sott’accusa dai maggiori quotidiani nazionali, non riesce a emanciparsi dagli schemi mentali ai quali sono abituati e, leggendo i giornali, gridano al “gomplotto internazionale orchestrato da poteri sovra nazionali”.

Sembra di assistere sempre di più alle scene di qualche film demenziale. Gli unici a non accorgersene sono rimasti i politici aquilani, ripiombati nell’incertezza che Massimo “Cavallo Pazzo” Cialente  ci tenga più al suo onore che alla sua e alle loro poltrone.

Dopo tutto i “Tre Amigos”, Cialente, Pezzopane e Lolli, sono sempre pronti alla guerra contro l’intero mondo al grido di “sterminiamoli”, tra gli applausi di un pubblico acritico, rischiando di far piombare L’Aquila in un isolamento mortale.

Qualsiasi sia l’epilogo di questa patetica sceneggiata, come nella scena finale del film di Jhon Landis, “…un giorno tornerò!”, promette l’amigo Massimo al suo popolo.

“…E perché?!”, gli risponde un’attonita vecchietta.

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