A L’Aquila la nomina del futuro direttore del Teatro Stabile d’Abruzzo fa discutere ancor prima del suo insediamento. Tra gli addetti ai lavori del capoluogo abruzzese il totonomine continua ormai da mesi, ma forse non ci toccherà aspettare il 4 di novembre, naturale scadenza del contratto dell’attuale direttore artistico Alessandro Preziosi, per conoscere il nome che uscirà dal cilindro dopo trattative riservate tra forze politiche, amministrazioni pubbliche e lobby. L’anticipazione è di Antonio di Muzio, oggi sul Messaggero:

“Tutti insieme appassionatamente […] Secondo una specie di manuale Cencelli, nel Tsa faranno parte, molto probabilmente, lo stesso Alessandro Preziosi come artista stabile voluto da una parte dell’amministrazione comunale (in pratica tutte le sue produzioni con la Ko.Ra teatro verranno coprodotte dal Tsa), il regista Alessandro D’Alatri, voluto e scelto da Stefania Pezzopane nel post terremoto, che potrebbe ricoprire il ruolo di direttore artistico e l’attrice Federica De Martino, nipote del consigliere delegato Remo, rappresentante della Provincia di Chieti nel Tsa che dal 1 gennaio non è più socia. Tutto il cocktail verrà miscelato dal confermato presidente Ezio Rainaldi, nominato dalla Giunta Chiodi e che ha il contratto in scadenza nel 2016, che ha avuto rassicurazione da D’Alfonso e Lolli. E Giorgio Iraggi? «Iraggi – ha spiegato Rainaldi – farà quello che deve fare secondo l’organigramma: il dirigente dell’organizzazione e della distribuzione. Non vedo nulla di nuovo». Il consiglio di amministrazione si terrà in settimana e verrà proposto all’approvazione il puzzle che dovrebbe accontentare tutti.”

La nomina del direttore avrebbe dovuto essere figlia del rilancio dell’attività culturale dell’Aquila e non “ostaggio” di logiche spartitorie. Sembrerebbe troppo facile e trasparente, per i quattro componenti del Consiglio di amministrazione del Tsa – il presidente Ezio Rainaldi, rappresentante della Regione Abruzzo, il vicepresidente Adolfo Paravano, rappresentante del Comune dell’Aquila, Antonio Del Corvo, presidente della Provincia dell’Aquila, e Remo di Martino, delegato della Provincia di Chieti – ricorrere a un bando pubblico per l’individuazione di una nuova figura al vertice dell’istituzione teatrale abruzzese. Provvedimento auspicato, tra l’altro, dal decreto ministeriale entrato in vigore da qualche mese in materia di Stabili e motivato dalla riforma del Fus (Fondo unico per lo spettacolo): chiarezza, trasparenza, accountability, competenza, progettualità. Una figura più manageriale che artistica, ma di certo scelto con modalità e requisiti esaminati con un’auspicabile e doverosa trasparenza per scegliere il miglior direttore che debba sottostare ai vincoli di produttività, imposti dalla norma per l’erogazione dei finanziamenti. La legislazione attualmente in vigore prevede anche la stesura di un piano Triennale della programmazione artistica da presentare entro il 31 gennaio 2015 (Decreto Ministeriale n. 71/2014). Un piano triennale che, attualmente, risulta top secret per il Tsa.

L’intera storia del Tsa sembra segnata da questa cortina di fumo, aggravata dal periodo di crisi e occupazionale che investe anche la cultura, oltre alla riduzione del 20 per cento alle Istituzioni culturali aquilane e redistribuzione dei fondi ad associazioni minori, deliberato dal Consiglio comunale del mese scorso. Ancora una volta la politica in questo territorio è più attenta a se stessa e ai suoi equilibrismi che alle politiche culturali. Il vicepresidente della Regione Gianni Lolli (Pd, amico fraterno del Sindaco Cialente e della Senatrice Pezzopane) ha detto: «Il progetto ce l’ho, ma per le nomine se la vedrà D’Alfonso». D’Alfonso, neo governatore, intanto tace e non a caso la Regione Abruzzo, socio di riferimento, è stata la grande assente anche alla presentazione della nuova stagione teatrale firmata ancora da Preziosi, in un teatro che ancora non si sa quando verrà restituito alla città.

Ormai lontane le grandi stagioni teatrali del Tsa degli anni ’70 e ’90, con la riforma (decreto 191/2014), che sopprimerà i Teatri stabili pubblici, sostituiti dai Teatri nazionali che non saranno più di 4-5, rispetto ai 17 attuali, e cancellerà anche i quelli privati di innovazione, sostituiti da quelli “di rilevante interesse culturale” (Tric), i teatri saranno finanziati solo in base ai risultati. Ma la scelta, in Abruzzo, avverrà, invece che su progetti futuri, come spesso accade, nelle stanze dei bottoni e in modo da accontentare tutti. “La cultura è cosa nostra” era ed è il motto di una classe politica abituata a gestire i conti con troppa disinvoltura, tant’è che la maggior parte di quelli erogati in passato non servivano alla produzione culturale. Ma questo non bisogna ricordarlo. Come diceva tempo fa’ il professor Ferdinando Taviani parlando dello ‘scempio’ del Teatro Stabile:

“Uno si domanda: com’è stato possibile, per esempio, per quali meandri burocratici, par quali intrichi velenosi di pasticcetti alla buona e volenterose rassegnazioni, per quali distrazioni si è arrivati ad accettare e poi sopportare per un intero mandato direttori ridicolmente non idonei, assecondando la peggior bassa forza dei partiti. E come mai quando un buon direttore finalmente c’è stato, quando aveva i numeri e la competenza per reagire al terremoto, non il terremoto ma le ragnatele dei piccoli poteri l’hanno convinto a migrare verso località più pronte a darsi da fare per garantire la decenza del lavoro?”.

A queste semplici domande Brecht avrebbe probabilmente risposto che “l’ovvio, se lo si fa apparire strano, viene riconosciuto come suscettibile di cambiamento”. Un po’ come avviene a L’Aquila e nel resto del Paese.

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