Tra due settimane ricorrerà l’anniversario dell’evento sismico che ha distrutto il centro storico aquilano ed ha sconvolto l’assetto dei meravigliosi centri abitati di tanti piccoli Comuni, ubicati all’interno del cratere sismico. Ma quello aquilano non può essere paragonato per intensità e danni a quelli del Friuli e dell’Umbria. Per i danni sociali, materiali e culturali, forse, occorre andare indietro nel tempo fino al terremoto che sconvolse Messina.

La comunità aquilana e locale è stata duramente colpita negli affetti più intimi, ma, soprattutto, nella tipica veste di città d’arte, piena di storia, di cultura, di attrattive ambientali e paesaggistiche.
Gli entusiasmi, la voglia di riprendersi, l’attaccamento ai valori umani, la ricerca e la ricostruzione dei punti di riferimento cittadini, hanno spinto gli aquilani alla ricerca di un sistema che potesse liberare il centro storico dal pressante assedio delle macerie.

Credo che l’argomento meriti una profonda, attenta e particolare attenzione, soprattutto perché le istituzioni pubbliche interessate hanno affrontato l’argomento con estrema superficialità, suscitando una serie di lunghe polemiche che, bene o male, hanno richiamato l’attenzione dei competenti organi giudiziari.

Ma, non basta. Manca ancora, ad oggi, una precisa localizzazione per il preventivo trattamento di separazione dei detriti dalle sostanze ferrose, plastiche, legnose e, soprattutto, dai rifiuti tossici e cancerogeni, come l’amianto. I siti indicati non sono risultati tutti idonei. Altri hanno una capienza limitata ed alcuni sono stati decisamente contestati dagli abitanti del posto, in quanto metterebbero a serio rischio le falde acquifere delle sorgenti del Vera.

Allora, queste benedette macerie dove dovrebbero essere collocate? Una parte perchè non assegnarla ai cavatori locali per il parziale recupero ai fini della produzione di stabilizzati stradali, non di facile commercializzazione, visto che di nuovi lavori stradali non se ne parla? La parte rimanente potrebbe benissimo essere utilizzata per risanare i danni arrecati all’ambiente con sbancamenti disastrosi e da pratiche estrattive sconvolgenti. Con i residui delle macerie non re-impiegabili si potrebbe tentare di guarire le ferite apportate all’ambiente, ripristinando le condizioni morfologiche delle aree danneggiate.

Senza nulla togliere alle sacrosante e necessarie azioni poste in essere dagli aquilani per cercare di non far abbassare i riflettori sulle dovute attenzioni da riservare al processo di ricostruzione della città, vorrei fare una breve riflessione sull’immediatezza della rimozione delle macerie.

A parte il fatto che sarà necessario rispettare i tempi tecnici della rimozione, selezione, classificazione delle macerie stesse che comporteranno tempi certamente non brevi ed immediati. Ci saranno anche tutte le procedure da espletare per l’appalto delle rimozioni e per la collocazione dei materiali nelle discariche autorizzate, ivi compreso lo smaltimento dei rifiuti speciali, per i quali le procedure sono molto più complesse e impegnative.

I cittadini hanno bisogno di chiarezza, di trasparenza, di certezze. Non si può continuare a dire, in senso assoluto, rimuoviamo le macerie e subito. Dopo la rimozione che cosa avverrà? Si potrà rientrare nelle abitazioni e negli esercizi commerciali? Solamente in qualche caso sporadico si potrà liberamente accedere in pochi locali, visto che le condizioni di stabilità degli edifici circostanti non consentirebbero neppure la libera e sicura circolazione sulle strade comunali. Bisognerà mettere in sicurezza, con tutte le accortezze e l’urgenza del caso tutti gli edifici e le strutture pericolanti e, così, si finirebbero di spendere quei pochi fondi ancora disponibili, tenuto conto che sono state impiegate preziose sostanze per la messa in sicurezza di taluni edifici con apparenti, discutibili effetti positivi.

Sarà bene, forse, ricorrere, ancora una volta, all’impiego dell’esercito e dei vigili del fuoco per la rimozione sicura, graduale e anche rapida delle macerie, senza sollevare dubbi gestionali e per accorciare notevolmente le procedure amministrative. Gli Enti Locali, invece, farebbero molto bene ad occuparsi, con tutta l’urgenza che il caso richiede, al reperimento delle idonee aree capaci di accogliere le ingenti quantità delle macerie.

Troppi fondi, a mio avviso, sono stati spesi per mettere in sicurezza troppi fabbricati senza una progettualità stabilita. Appaiono quanto meno esagerati, soprattutto in considerazione del fatto che, alla messa in sicurezza, non abbia fatto seguito almeno una provvisionale copertura delle strutture con qualche telo di plastica, onde evitare processi di dilavamento delle strutture per effetto degli agenti atmosferici, che stanno erodendo quel poco rimasto in piedi. Poiché le situazioni meteorologiche non accennano a cessare, viene spontaneo domandarsi se non fosse stato il caso di seguire procedure diverse ed alternative, come la messa in sicurezza e ricostruzione dei manufatti. Sicuramente si sarebbero conseguite delle economie sensibili e non indifferenti. Almeno sarebbe stato possibile recuperare qualche fabbricato in più. Questo problema, infatti, si palesa in tutta l’interezza per la messa in sicurezza della Biblioteca Provinciale e del Convitto Nazionale. Per la messa in sicurezza dell’immobile è stata preventivata una spesa superiore a quella dei lavori di ristrutturazione e recupero dell’immobile stesso. Non merita particolare attenzione questo aspetto? Vogliamo continuare a trattare l’argomento in maniera disgiunta? Con le carriole, cari Amministratori, si possono rimuovere di qualche centinaio di metri poche macerie, ma con le stesse carriole non si può pretendere di effettuare ricostruzioni di interi quartieri cittadini. Pensateci bene! Anche perché i lavori di ristrutturazione e ricostruzione da eseguire produrranno nuove macerie, che, inevitabilmente, saremo costretti nuovamente a rimuovere. Macerie su macerie! Dove le collocheremo se non si reperiscono le aree adatte? Con quali mezzi economici le selezioneremo e trasporteremo a rifiuto? Una pausa di riflessione è d’obbligo. Come pure è necessario preoccuparsi di reperire i fondi per la ricostruzione. Ci sono queste cospicue disponibilità economiche? A mio avviso, dopo la messa in sicurezza di alcuni immobili, sono rimasti pochi spiccioli. Se, invece, Comune e Regione dovessero disporre delle risorse finanziarie sufficienti e finalizzate alla ricostruzione, rendano pure di pubblico dominio le rispettive disponibilità economiche, in maniera che i cittadini sappiano con chiarezza le effettive possibilità di ricostruzione delle città ed i necessari tempi di attuazione che non saranno certamente brevi.

Il popolo “carriolante” ha ragione, vuole dare una mano, ma vuole anche sapere dove smaltire legalmente le macerie, senza spostarle inutilmente da Piazza Palazzo a Piazza Duomo.

di Maria Cattini
[tratto da Gli Editoriali del Direttore – IlCapoluogo.it]

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