Quando prendi la moglie del presidente di una nazione in guerra e la fai fotografare da Anne Leibovitz per poi sfoderare il risultato sulle pagine di Vogue, forse stai facendo propaganda e non informazione.

Questo l’interrogativo da porsi dopo le foto shooting che annunciano l’entrata in scena mediatica della first lady ucraina, Olena Zelenska, che fino a poco tempo fa non aveva una parte pubblica visibile.

Nel reportage a cura di Rachel Donadio, Olena viene presentata come “il volto del coraggio”, l’indispensabile dolce metà del “servitore del popolo”. Sugli scalini circondati da sacchi di sabbia del palazzo presidenziale ucraino, poi in posa di fronte a un relitto insieme a tre soldatesse ucraine, e infine abbracciata al marito. «La first lady indossa le creazioni di brand ucraini come Bettter, Six, Hvoya, The Coat, Kachorovska, e Poustovit», riporta puntualmente la didascalia delle foto in cui è ritratta.

La potenza delle immagini che ritraggono Zelensky e consorte servono quindi a ridare smalto mediatico al presidente ucraino Volodymyr Zelenskyche, forse, ha stufato un po’ l’opinione pubblica. L’immagine della tenera moglie spinta contro la propria volontà a presentarsi davanti al Congresso americano per chiedere altre armi, con tanto di standing ovation, è semplicemente un passaggio di testimone mediatico tra il marito e lei.

Ma la costruzione di mitologie intorno a personaggi facilmente elevabili a notizie di interesse mondiale non ha nulla a che vedere con l’informazione (l’intervista è totalmente irrilevante) piuttosto è vicina ad operazioni tipiche dell’industria dell’entertainment americano.

Il racconto sui social è stato definito «pazzia», «bieco cinismo», «volgari, depravati e grotteschi» fino ad arrivare alla spettacolarizzazione della drammaticità della situazione denunciando «il backstage» del servizio.

Un’operazione mediatica che farà discutere: informazione o propaganda?

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