di Maria Cattini – Il Caso Cialente-Petrucci è esploso ieri mattina. Per il Comune dell’Aquila doveva essere una giornata celestiale. Il giorno della sospirata presentazione dell’”Aeroporto dei Parchi”  avvenuta a Roma, nella Sala Nassiriya del Senato. Ma, malgrado la sede prestigiosa, l’ennesima conferenza stampa dell’X-press, la società concessionaria dell’aerostazione “privata” di Preturo, non ha risolto i dubbi e le perplessità  sulla effettiva credibilità del progetto.

Quando partono i voli? Non più a luglio ma adesso «ad agosto», hanno assicurato per l’ennesima volta. Per dove? «Forse Firenze, magari Milano», in pratica ancora non si sa. Quali sono le compagnie aeree? «Stiamo trattando».  Quanto costerà all’erario? Tutto quello che dovrà costare «questa importante infrastruttura».

Tra il fumo copioso spacciato ai cronisti, «il modello L’Aquila come quello di Bolzano e Aosta», ma anche di Lispia, perché no? dopo tutto fa freddo anche lì- alla fine l’unica clamorosa novità svelata dalla X-press è di lavorare su di un piano «di non aviation, sul modello di aeroporti come quello di Miami». Tradotto al netto delle assurdità: stanno preparando il progetto di un nuovo centro commerciale contiguo all’aeroporto di Preturo «per soddisfare la vocazione turistica della città». Cosa chiedere di più per «la Capitale Europea della Cultura» ancora desolatamente terremotata?

Davanti all’ostinazione e all’ostentata “lucidità” con la quale Cialente assicurava di avere «un piano strategico per il rilancio della città», i cronisti, ormai sconsolati, erano preoccupati di come scrivere un resoconto della conferenza stampa riuscendo a rimanere seri e senza offendere le sensibilità di nessuno. Ed ecco arrivare la bomba, la notizia del giorno, proprio dall’interno del Comune dell’Aquila. Le prime voci parlavano di uno vero psicodramma edipico con protagonisti a distanza il Sindaco Cialente e Pierpaolo Pietrucci.

Il giovane e un tempo fidatissimo Capo Gabinetto del Comune, il ‘Faraone’, infatti, proprio ieri è stato rimosso improvvisamente dall’incarico, accusato proprio da Cialente, il suo padre politico, di aver avuto rapporti con “avversari” dell’amministrazione. In particolare, secondo alcune fonti, Cialente avrebbe incolpato Pietrucci di “suggerire” a giornalisti “nemici” gli articoli e le persone da attaccare. Di informarli proprio di quell’affaire dell’Aeroporto che tanto ridere ci fa. Questa scusa sembra addirittura più risibile dei contenuti della conferenza stampa romana, dove Cialente continuava a promettere di «essere lungimirante e guardare al futuro».

Il futuro, infatti. Guarda caso proprio la settimana scorsa il suo delfino Pietrucci era uscito allo scoperto rivendicando “primarie vere” per le prossime regionali. Insomma, il primo tentativo del figlio di districarsi dall’abbraccio mortale del padre politico. Il Pd, d’altronde, ha una lunga storia di figli uccisi da piccoli. Tante “giovani promesse”, rimaste col tempo solo promesse, bruciate dagli stessi referenti che avevano servito per anni mettendosi troppo fedelmente in fila. L’Aquila è piena di ex giovani, ex portaborse ed ex assistenti di Cialente, scaricati dalla notte alla mattina. L’Aquila negli ultimi anni è invecchiata, e male, anche per questo. Per colpa di una vecchia classe dirigente cialtrona e inconcludente che, a proposito di Roma , «nun se ne vole proprio annà!». Politici capaci solo di gestire un misero potere fine a se stesso e che noi tutti viviamo come una pesante “cupola” sulla città. Per questo non sorprende troppo lo sfogo del giovane Pietrucci, evidentemente ancora troppo ingenuo, su Facebook: «la mafia- scrive l’ormai ex Capo di Gabinetto- si riconosce prima di tutto dai comportamenti, a cominciare dall’annientamento di chi diventa scomodo, che a farlo fuori sia una pallottola di lupara o la macchina del fango».

Ed ecco che un navigato, vecchio politico come Cialente, esperto di polemiche politiche, utilizza la solita tecnica di ribaltare esattamente le accuse cercando di neutralizzare in un attimo le tesi dell’avversario: «Avevo chiesto ripetutamente al mio Capo di Gabinetto- ha spiegato Cialente- di evitare questi atteggiamenti che sono retaggio di un modo oscuro di fare politica in questa città dove il gossip e la calunnia tentano di assurgere a valenza politica, quando invece sono armi di pressione, a volte mafiosa».

Ma il Sindaco è totalmente smentito dai fatti: il ricatto, soprattutto se mafioso, lo può portare avanti solo chi ha il potere di decidere o l’arma in pugno. E non ci sembra che Pietrucci si sia dimesso ma, al contrario, è stato rimosso dall’incarico. Se poi c’è una vittima di gossip quella é proprio Pietrucci che, vista la giovane età, é sicuramente più esposto e fragile di un politico arrivato a fine corsa come Cialente. I pettegolezzi e i rumors che finiscono col riguardare la sfera privata sono tanto odiosi quanto inevitabili quando si occupano cariche pubbliche o, peggio, se si intende acquistare una propria autonomia, soprattutto nella città di Sant’Agnese. Chiunque volesse ‘scendere in campo’, ovvero buttarsi in politica, dovrebbe sapere che l’ipocrisia è il prezzo che il vizio paga alla virtù.

Chi come noi cerca di tenere a bada il potere sa come é facile, in una piccola città di provincia, che la critica a oscuri progetti venga confusa inevitabilmente come attacco personale o oggetto delle più fantasiose dietrologie. Quello che fa veramente specie di questa storia non è tanto il tempismo e la tempestività con la quale Cialente abbia preso la decisione di scaricare il suo Capo Gabinetto. Il centro sinistra, anche a livello nazionale, ha sempre dimostrato di saper come uccidere i propri cavalli. Non ci stupisce affatto.

Quello che ci ha colpito sono parole come ‘mafia’,  ‘lupara’, ‘annientamento’, ‘segreti’, scritte prima ancora che pronunciate dal Sindaco della Città e dal suo ex Capo Gabinetto. Parole che i giornalisti, anche per evitare querele, devono misurare cento volte prima di poterle utilizzare nei loro articoli, sono state invece svelate con una disarmante leggerezza dai principali referenti dell’amministrazione cittadina.

Parole che sono l’amara conferma di giochi di potere orientati tutti sugli interessi personali piuttosto che al bene dell’intera città. Parole che ci suggeriscono, per il futuro, di stare ancora più attenti alle balle che si spacciano ai giornalisti durante le conferenze stampa ufficiali su progetti tanto strambi quanto oscuri. Parole che ci invitano una volta ancora ad andare a scovare, per ciò che riguarda l’amministrazione e gli affari in città, le notizie vere e verificabili che possono girare solo tra i corridoi o nei gabinetti dei politici di turno.

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