L’ex vicepresidente di Donald Trump, Mike Pence, twitta:

“diritto aborto finalmente nel “cumulo di cenere della Storia”

Aborto Mike Pence

dopo che arriva la notizia che la Corte Suprema Usa ha abolito il diritto aborto a livello federale riconosciuto dalla sentenza Roe v. Wade di 50 anni fa. Ora i singoli Stati sono liberi di applicare le loro leggi in materia. Prima della sentenza del 1973 in oltre la metà degli stati Usa l’aborto era considerato un reato e non poteva essere esercitato in nessun caso, incluso lo stupro, l’incesto e i casi di gravi rischi correlati al parto per la donna.

A cascata arriva subito la decisione del Missouri, primo Stato a proibire aborto dopo la sentenza. Quindi anche il Texas: sarà illegale a tra 30 giorni a partire da oggi. Per i medici “ribelli” anche l’ergastolo. Ora l’interruzione di gravidanza potrebbe essere vietata in 22 Stati che hanno varato leggi, dette ‘trigger law’, leggi grilletto, destinate ad entrare in vigore immediatamente dopo la sentenza della Corte Suprema. Per 13 stati – Arkansas, Idaho, Mississippi, Missouri, North Dakota, Kentucky, Louisiana, Oklahoma, South Dakota, Tennessee, Texas, Utah and Wyoming – le leggi prevedono che il divieto entri in vigore praticamente in modo immediato. Poi c’è un altro gruppo di stati – Georgia, Idaho, Iowa, Michigan, South Carolina, West Virginia, Alabama e Ohio – che anche hanno leggi per mettere al bando l’aborto, ma non entrerebbero in vigore subito. Infine stati come Arkansas, Mississippi e Oklahoma hanno dei divieti dell’aborto precedenti alla sentenza della Roe, che non vengono applicati da 50 anni.

Il commento dell’ex presidente Trump: “Dio ha preso la decisione”.

Si fa avanti l’ipotesi che Biden possa dichiarare la ‘National Public Health Emergency’ e istruire il ministero di Giustizia a combattere qualsiasi tentativo da parte degli Stati di criminalizzare i viaggi per spostarsi in un altro Stato e abortire.

Secondo una stima del Guttmacher Institute circa 33 milioni di donne in età fertile si troveranno a vivere in stati che hanno già leggi o prevedono di avere leggi che vietano e restringono nettamente il diritto all’aborto.

Conferenza stampa del presidente Joe Biden alla Nazione:

  • Corte Suprema ha tolto diritto agli americani, salute donne di questo Paese a rischio.
  • Triste giorno per americani, legge rovesciata da giudici scelti da Trump.
  • Tocca al Congresso ripristinare diritto aborto. Non finisce qui: andate a votare l’8 novembre.

Le prime reazioni:

  • la Disney pagherà ai propri dipendenti le spese per affrontare l’aborto in altri Stati.
  • In centinaia protestano davanti alla Corte Suprema.
  • Barack Obama attacca la Corte Suprema sull’aborto, accusandola di aver “attaccato le libertà fondamentali di milioni di americani” con la sua decisione.

 aborto usa 1973

La sentenza del 1973

A portare il caso in tribunale fu un gruppo di avvocate che aveva preso in carico il caso di Jane Roe (al secolo Norma McCorvey), una ragazza della Louisiana per metà nativa americana che a 16 anni aveva sposato un uomo violento e dopo aver avuto due figli aveva espresso la volontà di non far nascere il terzo. Wade era l’avvocato che rappresentò lo Stato del Texas nel processo del 1970.

La causa finì due anni dopo davanti alla Corte Suprema a cui veniva chiesto di stabilire se la Costituzione Usa riconoscesse o meno il diritto all’aborto anche in assenza di problemi di salute della donna, del feto o di altre problematiche non legate alla semplice volontà della donna di interrompere la gravidanza. La pronuncia dei giudici arrivò a maggioranza (7 favorevoli e 2 contrari) il 22 gennaio ’73 quando, in base a un’interpretazione del Quattordicesimo Emendamento, stabilirono che esiste un diritto alla privacy inteso come diritto alla libera scelta di ciò che attiene alla sfera più intima dell’individuo e dunque anche alla scelta di avere o meno un bambino.

Condividi