Il terremoto, meglio ancora i molteplici movimenti tellurici, hanno stravolto l’equilibrio di questa città, non solo dal punto di vista statico ma, soprattutto, sotto il profilo etico – morale di una “politicuccia” di basso livello.

In questi giorni converrebbe starsene tappati in casa, al solo scopo di non essere sporcati dagli spruzzi di fango sollevati dalle reciproche calunniose bordate lanciate dalle postazioni governative e dalla controffensiva del palazzo comunale.
Gli effetti di queste azioni sono sotto gli occhi di tutti: figuracce a livello nazionale, comunitario e internazionale; pura meschinità a livello locale, alla faccia dei cittadini terremotati, specialmente di quelli ancora “esiliati” ed in attesa di una possibile sistemazione.
I “carriolanti”, impegnati in una costante ed immane azione per non far abbassare le attenzioni sulla città così pericolosamente martoriata, vedono scemare il loro impegno, certamente non sufficientemente suffragato, qualitativamente e quantitativamente, da una comune azione dei governi locali.
Gli “incettatori” di mostrine, stellette, medaglie e titoli, forse, farebbero meglio a parlare un po’ di meno, impiegando utili energie nella produzione di concreti atti di analisi delle situazioni di fatto, programmazione, pianificazione degli interventi disciplinati da una regolamentazione certa e credibile.
Ancora non abbiamo potuto vedere, fino ad oggi, neppure una bozza sulla quale siano state tracciate le linee guida – da sviluppare, correggere ed integrare – per la pulizia dei centri abitati distrutti dal sisma, delle piattaforme idonee per la cernita delle macerie, dei siti per lo smaltimento definitivo delle stesse, rispondenti ai minimi requisiti dì legge.
Si naviga a vista.
Neppure a vista, si cammina a lume di naso, tanto è vero che, ad ogni piccolo ostacolo, si cambia facilmente rotta e strategia nel nome di scelte più oculate ed illuminate. Se penso che tutto ciò viene disinvoltamente compiuto sulla scorta di una delega elettorale dei cittadini e quindi, in nome, per conto e nell’interesse di questi ultimi, nel rispetto delle regole e della normativa vigente, vengo assalita da un deprecabile avvilimento, soprattutto perché questi pseudo governanti pretendono di asserire che, nella materia, stanno spendendo tutte le loro risorse fisiche ed intellettuali. Se dovessi giudicare correttamente dai risultati conseguiti, dovrei prendere atto, inconfutabilmente, che queste risorse fisiche e intellettuali, di cui tanto si autoincensano, sono veramente “ben poca cosa”.
Intanto, Commissari, Vice Commissari, Governatori, Responsabili della ricostruzione continuano ad impegnare risorse di tempo utile nel giudicare di difficile soluzione le problematiche connesse alla ricostruzione, senza neppure pensare che ancora non forniscono una utile indicazione al processo di smaltimento dei rifiuti e delle macerie.
La coincidenza, poi, della campagna elettorale per le imminenti elezioni provinciali, ha consentito ad entrambi gli schieramenti di calarsi nell’agone, facendo uso di ogni possibile “bassezza”, di gratuiti insulti che, certamente, non giovano alla soluzione di obblighi ed adempimenti da parte di tutte le istituzioni pubbliche interessale, nessuna esclusa.
Un’altra cosa è certa: la Regione e il Comune non dispongono neppure di un centesimo per la ricostruzione dei centri storici dei comuni del cratere. Neppure il Governo è in grado di indicare con quali risorse intende far fronte alle necessità finanziarie per la ricostruzione degli immobili distrutti, siano essi pubblici o privati. A conforto di ciò sta il fatto che non esiste neppure un canovaccio di regolamento con il quale si indicano le priorità e le modalità d’intervento.
Questa verità non è una mia invenzione, nè una mia visione pessimistica. Lo hanno affermato pubblicamente sia De Bemardinis, vice di Bertolaso, sia l’arch. Fontana, personaggio di spicco quale garante della ricostruzione.
Alla luce di questi fatti, concreti, riscontrabili quotidianamente, ed allo scopo di evitare sterili, inutili e puerili polemiche poco edificanti, anzi pericolosamente distrattive della dignità degli aquilani, non sarebbe meglio che Commissario e Vice Commissario restituissero al Governo mostrine, stellette, medaglie e titoli, invitandolo ad espletare gli urgentissimi provvedimenti di competenza?
Una provocazione? Un auspicio? Forse solo un suggerimento per un atto di coraggio e di umiltà che potrebbe essere letta anche come una valvola di salvezza, onde evitare di essere impalati dai cittadini per le continue, esasperanti inadempienze istituzionali.

di Maria Cattini
[tratto da Gli Editoriali del Direttore – IlCapoluogo.it]

Condividi