Violenza sulle donne: fotografie che hanno fatto la storia.

La figura più importante nella storia della fotografia dedicata alla violenza contro le donne è certamente l’americana Donna Ferrato (Waltham, Massachusetts, 5 giugno 1949). Che, quasi casualmente, si imbatté in questo argomento sulla fine degli anni ’70, mentre si interessava ai sex club e alle coppie scambiste, gli swingers.

Per dieci anni Donna Ferrato si dedica, da fotoreporter e giornalista d’inchiesta, a questo argomento.

Non si limita a mostrare gli episodi e le conseguenze immediate, ma ricostruisce il percorso della violenza. Come nasce, quali gli effetti sulle donne – spesso rassegnate, sovente intente a inventare giustificazioni per gli uomini violenti che continuano a tenersi accanto. Sui bambini, nei quali i semi del comportamento imparato tra le mura domestiche attecchiscono facilmente, spingendoli a replicarlo.

Ma anche le possibili uscite dal circuito perverso, raccontando le comunità che accolgono donne e figli, creando un riparo e dando loro gli strumenti per ricostruirsi una vita più degna, libera dalla paura.

La foto che ha fatto la storia

Nel 1982 la fotografa era ospite di una coppia nella loro casa del New Jersey e, mentre si trovava con loro nel bagno, assistette a una lite durante la quale il marito colpì ripetutamente sua moglie.

Donna Ferrato, quasi per un riflesso condizionato, scattò diverse foto. Ma quella sera si verificò anche un clic di altra natura, nella sua testa: la fotografa sentì che quel tema, incontrato per caso, era diventato il suo ed era suo dovere testimoniare quel che succedeva dietro le porte chiuse.

Questa foto iniziale verrà infatti battezzata Behind closed doors dalla rivista “Time” quando, nel 2016, ne celebrerà l’importanza, inserendola tra le 100 foto più influenti di tutti i tempi.

Iniziò così un reportage che le diede modo di approfondire la vita di Garth e Lisa, all’epoca marito e moglie.

La costante vicinanza della fotografa alla coppia, la portò presto a scoprire di come Garth picchiasse quotidianamente la sua compagna. Spesso anche di fronte alla stessa Ferrato, come in questo scatto: alle rimostranze di Donna, l’uomo la spinse a terra e fornì la sua spiegazione all’accaduto.

“Non ho intenzione di farle del male, è mia moglie. So qual è la mia forza, ma devo insegnarle”.

Constatato quanto fossero inutili i suoi tentativi di fermarlo, Donna iniziò la sua personale lotta alla violenza contro le donne con l’unica arma a sua disposizione: la macchina fotografica.

Per 30 anni documentò episodi di violenza in tutti gli Stati Uniti, ma negli ultimi sette ha smesso di fotografare le violenze, concentrandosi invece sulle donne che sono state capaci di abbandonare il loro aggressore:

“Ero così sconvolta dal fatto che molte giovani donne sopportassero gli abusi giustificando i loro compagni. Volevo mostrare alla gente un’immagine diversa: un’immagine di quanto la vita di queste donne fosse migliorata da quando non erano più piegate dagli abusi. Ma, allo stesso tempo, volevo che fosse riconosciuto il coraggio che era servito loro per allontanarsi da quella vita violenta.”

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