Uno degli aspetti più selvaggi della prima Grande Guerra dell’Informazione non è solo che puoi seguire l’invasione russa dell’Ucraina in tempo reale, minuto dopo minuto e passo dopo passo, ma puoi anche partecipare.

Venerdì scorso in Russia, Vladimir Putin, ha compiuto il passo straordinario di tentare di mettere fuori legge l’informazione. Ha bandito Facebook. Ha chiuso Twitter. Ha approvato una nuova legge che dichiara il giornalismo un reato penale: ogni giornalista scoperto ad aver pubblicato “notizie false” sulla guerra in Ucraina rischia ora fino a 15 anni di carcere. Il Ministero della Sicurezza Digitale russo ha dichiarato di non avere in programma di disconnettere la Russia da Internet globale. Lo riporta la Tass sul suo profilo Telegram dopo che la testata Nexta tv aveva anticipato documenti su un piano di Mosca per disconnettere la rete dall’11 marzo.

E’ un tentativo disperato e assurdo. Perché nel 2022 non puoi vietare le informazioni. E questo non denota altro che nella guerra all’informazione lui ha appena perso la guerra dell’informazione.

Nel frattempo il presidente ucraino Volodymyr Zelenskiy non sta solo comandando le sue forze armate: sta comandando TikTok, Instagram, Twitter, Telegram. È simultaneamente disponibile su tutte le piattaforme di social media: il primo leader ibrido della guerra ibrida. Oggi, uno degli aspetti più straordinari della guerra in corso è il modo in cui chiunque abbia uno smartphone può svolgere un ruolo nella straordinaria resistenza ucraina.

Ogni carro armato viene tracciato e aggiunto a mappe e database open source. 

I ricercatori di “Osint” – raccoglitori di informazioni open source – stanno metodicamente perlustrando Internet alla ricerca delle ultime foto e video provenienti dall’Ucraina, verificandoli e geolocalizzandoli in tempo reale.

Ora quella stessa informazione che Putin ha attaccato gli si ritorce contro. La disinformazione e gli account falsi sono stati usati per anni contro l’Occidente: ora il Cremlino è sotto attacco e Putin solo contro tutti.

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