Dieci giorni fa il Presidente messicano Andrés Manuel López Obrador ha ribadito che il suo Paese è disponibile a concedere l’asilo politico all’attivista australiano Julian Assange come “gesto di fratellanza e solidarietà”.

Ha rivelato di avere inviato una lettera a Donald Trump, verso la fine del suo mandato alla Casa Bianca, a cui non ha avuto risposta e con la quale gli chiedeva di scagionare Assange. Dopo aver aggiunto che in quella missiva si offriva asilo per Assange, il capo dello Stato messicano ha ricordato che “l’offerta è sempre valida”, perché “il diritto di asilo è un punto di orgoglio della nostra politica estera”.

Secondo Obrador se gli fosse concesso asilo in Messico, Assange non sarebbe in grado di interferire negli affari di altri paesi e non rappresenterebbe alcun tipo di minaccia.

Obbligarlo a tornare in America significherebbe vederlo processato per un totale di 18 capi di imputazione, quelli che il Paese gli attribuisce per il rilascio da parte di WikiLeaks di documenti militari riservati. Significherebbe per lui rischiare una condanna fino a 157 anni, presumibilmente da scontare in prigioni di massima sicurezza.  Assange è accusato negli Usa di violazione dell’Espionage Act (contestato per la prima volta in un caso di pubblicazione di documenti riservati sui media) per aver contribuito a svelare dal 2010 documenti segreti del Pentagono relativi a crimini di guerra in Afghanistan e Iraq.

A dicembre l’Alta Corte di Londra ha ribaltato la sentenza che in primo grado aveva negato l’estradizione di Assange negli Stati Uniti. I giudici hanno infatti accolto il ricorso statunitense, “rassicurati” dalla promessa degli Usa di trattare i detenuti in egual modo nel rispetto dei diritti umani. Al momento si attende il probabile ricorso e il riesame della vicenda, ma la strada verso la libertà per il fondatore di Wikileaks appare del tutto in salita.

Juliane Assange si trova da oltre due anni e mezzo nella prigione di massima sicurezza HM Prison di Belmarsh, Londra. Nel 2006 aveva fondato la piattaforma WikiLeaks, che ha diffuso documenti coperti da segreto di Stato per denunciare comportamenti poco etici di governi e aziende. Assange è stato trasferito in prigione quando l’Ecuador, dopo sette anni,  Il fondatore di Wikileaks è rimasto rifugiato nella sede diplomatica dell’Ecuador dal 19 giugno 2012 fino all’11 aprile 2019, quando il Paese sudamericano ha deciso di ritirargli la cittadinanza e lo ha espulso, consentendo ai servizi segreti britannici di arrestarlo.

“Un grave errore giudiziario”. Così Stella Moris, compagna di Julian Assange e membro del suo team legale, ha definito, in un post pubblicato su Twitter da Wikileaks, il nuovo verdetto sulla vicenda.

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