Niente è come sembra di Germana Leoni, in sostegno alla lotta e alla denuncia di Julian Assange, vuole dare voce all’uomo a cui è stata tolta, a un programmatore, un giornalista e un editore australiano.

Julian Assange è un emblema del bavaglio imposto alla stampa”, questo è l’incipit della presentazione del libro edito da Nexus edizioni.

A Julian Assange, anima di WikiLeaks: insurrezione mediatica, una reazione alla narcotizzante omogeneità della stampa mainstream che da decenni impone una totale uniformità di vedute. Ci impone di accettare i piani di promozione di un ordine egemonico planetario, un programma che non suscita la passione popolare. E sembrava riuscirci fino all’arrivo di Julian Assange, il giornalista che non vende propaganda. Vende documenti e fatti.

I documenti pubblicati da Julian Assange riscrivono questi eventi, svelando i tasselli di un “grande disegno per il controllo egemonico del pianeta” da parte di coloro che Paul Krugman definiva “i padroni universali”.

Tra i file classificati portati al pubblico dominio,  è stato rievocato il celebre “Collateral Murder”, un video in cui si vede un Apache statunitense sparare a sangue freddo contro un gruppo di civili iracheni a New Baghdad. Tra le vittime vi furono il giornalista della Reuters Namir Noor-Eldeen ed il suo autista Saeed Chmagh. Un vero e proprio omicidio a sangue freddo gratuito, nel cui filmato le vittime venivano ingaggiate dai piloti, come se fossero intenti a fare punti in un videogame. Altra menzione è stata fatta sulle e-mail di Hilary Clinton, che rivelano il vero scopo della guerra in Libia, perseguita in particolare da USA e Francia: impedire a Gheddafi di usare le riserve auree della Libia per creare una moneta pan-africana alternativa al dollaro e al franco CFA. Tutti documenti pubblicate dal sito Wikileaks da lui fondato nel 2006, una divulgazione che sta ancora costando caro alla sua condizione psicofisica. Da quando Assange ha iniziato a mettere in luce i crimini dell’Occidente è iniziata la campagna di diffamazione e persecuzione.

“Subisce un mandato di cattura internazionale e nel 2012 è costretto a rifugiarsi nell’ambasciata Equadoregna. Nel 2010 viene accusato di stupro… un’accusa portata avanti per 9 anni, fin quando si scopre che non era fondata e le autorità svedesi non avevano trovato uno straccio di prova in merito” ha affermato la giornalista. Nonostante i giudici britannici abbiano ritirato la richiesta di estradizione, Assange è ancora rinchiuso da 2 anni nel carcere di massima sicurezza di Belmarsh in condizioni di tortura riconosciute e denunciate anche dalle Nazioni Unite, senza che esista un capo di imputazione sulla sua testa. Difenderlo e divulgare la sua storia significa oggi difendere la libertà di informazione, significa combattere contro i crimini dell’occidente, di quel sistema imperialista che ancora oggi corre a gran velocità verso una guerra globale contro il resto del mondo.

Questo libro propone una diversa versione della storia recente, la stessa che Julian Assange voleva che fosse esposta e per la quale sta pagando duramente.

La lotta di Assange non è solo una lotta per contrapporre la verità alla bugia e la trasparenza alla segretezza. La sua è una lotta per la sopravvivenza della stessa democrazia. È quindi una lotta per tutti noi.

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Il 7 dicembre 2010 Julian Paul Assange si presenta spontaneamente negli uffici di Scotland Yard e viene arrestato in seguito al mandato di cattura europeo per un’accusa pretestuosa proveniente dalla Svezia, mantenuta artificialmente in vita per anni ed infine archiviata il 19 maggio 2017.

Da 7 dicembre 2010 Julian non è più stato un uomo libero, alternando brevi periodi di libertà vigilata a lunghissimi periodi di segregazione, tutti nel Regno Unito, prima nell’ambasciata dell’Ecuador e poi nel carcere di massima sicurezza di Belmarsh.

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