Le spedizioni di grano riprenderanno dal porto ucraino di Berdyansk, nel Mar Nero, occupato dai russi, questa settimana dopo il completamento dei lavori per sminarlo, ha affermato mercoledì l’agenzia di stampa russa Tass citando le autorità locali.

L’Ucraina è uno dei maggiori esportatori mondiali di grano e i paesi occidentali hanno accusato la Russia di creare il rischio di carestia globale chiudendo i porti ucraini del Mar Nero.

Mosca nega, comunque, la responsabilità della crisi alimentare internazionale, incolpando le sanzioni occidentali.

La crisi mondiale del grano è provocata “dall’aggressione russa” e “non dalle sanzioni”. Risponde così Kiev, replicando alle affermazioni del governo di Mosca. “Abbiamo comunicato attivamente, io e il presidente, sulla vera causa di questa crisi: è l’aggressione russa, non le sanzioni”, ha detto il ministro degli Esteri ucraino, Dmytro Kuleba, durante un briefing con i giornalisti ucraini.

“La fame mondiale riguarda tutti e ci vuole un approccio coordinato globale e lavoriamo anche con il G7, l’Unione Africana e tutti gli altri partner”. Lo ha dichiarato il presidente del Consiglio europeo, Charles Michel, nel suo intervento in plenaria al Parlamento europeo a Strasburgo. “Ho incontrato il segretario generale dell’Onu Guterres, a New York, qualche giorno fa, per discutere della sicurezza alimentare mondiale e dei nostri sforzi per sbloccare i cereali da Odessa”, ha ricordato Michel. “Il Cremlino usa le forniture alimentari come arma di guerra e dobbiamo unire le nostre forze per denunciare le menzogne russe”, ha continuato il presidente del Consiglio europeo. “I missili e le navi russi bloccano il trasporto dei cereali. I bombardamenti russi e le mine impediscono i raccolti sui campi ucraini”, ha spiegato ancora. “Che sia chiaro a tutti: non ci sono sanzioni sui prodotti agricoli e questa crisi non è nostra responsabilità. Non cadete nella propaganda russa, non siate strumentalizzati”, ha evidenziato Michel.

Il presidente russo Vladimir Putin sta conducendo “un assedio freddo, spietato e calcolato ai Paesi più vulnerabili del mondo. Il cibo è entrato a far parte dell’arsenale del terrore del Cremlino e non possiamo tollerarlo”. Lo dice la presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen, intervenendo nella sessione plenaria del Parlamento a Strasburgo. La Banca Mondiale, aggiunge von der Leyen, “stima che 10 mln di persone vengano spinte nella povertà estrema per ogni punto percentuale di aumento dei prezzi. Pertanto non dobbiamo farci illusioni sulle sfide che ci aspettano. Stiamo affrontando una collisione di crisi che amplificheranno l’insicurezza alimentare in tutto il mondo”. “Alcune sono l’eredità della pandemia e di problemi più ampi legati al costo della vita. Per esempio, il prezzo dell’energia che ha spinto verso l’alto il costo dei fertilizzanti o il trasporto delle merci da esportare”, conclude la presidente von der Leyen.

Sull’altro fronte “i territori occupati dall’esercito russo nella regione sud-orientale ucraina di Zaporizhzhia stanno fornendo grano al Medio Oriente”. Lo ha dichiarato il capo dell’autoproclamata amministrazione militare-civile Yevgeny Balitsky in un’intervista al canale televisivo Rossiya 24, citato dall’agenzia russa Interfax. “Stiamo inviando grano attraverso la Russia e i contratti primari sono stati firmati con la Turchia – ha detto – i primi treni sono partiti dalla Crimea per il Medio Oriente. Si tratta di un mercato tradizionale per l’Ucraina”.

Nell’incontro ad Ankara tra Russia e Turchia di ieri non sarebbe stato raggiunto alcun accordo concreto sul grano. Ora Kiev attende la comunicazione tra la parte ucraina e quella turca. Lo ha annunciato l’ambasciatore ucraino in Turchia, come riporta Ukrainska Pravda. L’ambasciatore sottolinea l’importanza che la Turchia continui ad agire come mediatore sia con l’Ucraina che con la Russia. Anche se Mosca ha interessi opposti: non liberare grano ucraino dai porti, “ma vendere di più il proprio e rubare il nostro nelle aree occupate”.

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