di Maria Cattini – “All’avvocato Bruno chiederò una doppia relazione una sulla situazione al 5 aprile 2009 alle 3.31, e un’altra su quella dopo il sisma. Si deve dimostrare che l’Accademia è la 310ª vittima del terremoto”: è un Cialente da brividi, ignaro di concetti come il buon gusto e il rispetto dei morti, quello che cerca disperatamente di “salvare” le sorti dell’Accademia dell’Immagine. L’ennesima dichiarazione a ruota libera del Sindaco dell’Aquila è stata pubblicata oggi dai cronisti di AbruzzoWeb, nell’ultimo aggiornamento sull’attesa decisione riguardante la messa in liquidazione della scuola di alta formazione aquilana.

L’onere di presentare la relazione sullo stato dei conti dell’Accademia spetta all’avvocato Luca Bruno, più volte diffidato pubblicamente da Cialente di non decidere nulla senza che prima si confrontasse direttamente con lui. Massimo Cialente, infatti, ha ricoperto il ruolo di presidente dell’Accademia dell’Immagine ed è già stato convocato dalla Corte dei Conti per fare chiarezza sul suo ruolo nella vicenda. Proprio oggi l’avvocato Bruno avrebbe dovuto presentare la sua relazione contabile ma, da quanto anticipato da AbruzzoWeb, tutto sarà rinviato tra 15 giorni.

“Aspettiamo con ansia e attenzione la relazione dell’avvocato Bruno”, ha detto l’assessore regionale alla Cultura, Luigi De Fanis. Mentre il presidente Chiodi vuole ancora capire se un intervento economico della Regione servirebbe a qualcosa di più che tenere in piedi qualcosa che a lui attualmente sembra solo un “carrozzone clientelare”.

Il sindaco Cialente, invece, non ha dubbi. La sua lotta per salvare l’Accademia non cela nessun interesse personale. Secondo lui, l’Accademia deve essere salvata “perché è inserita nel piano strategico di alta formazione, perché c’è un grande progetto di rilancio con molti intellettuali”.  Speriamo non si riferisca alla solita “intelligencija”  di corte che, oltre a essere l’unica a rivendicare il controllo totale della cultura in città, ultimamente ha assurto al compito di riscrivere la storia cittadina. Cialente, malgrado le sue continue cadute di stile, è comunque più che convinto: bisogna salvare l’Accademia anche “perché versa in un momento di difficoltà che, però, si può superare, come hanno già fatto il Teatro stabile e l’Accademia delle Belle Arti”.

Ossia quando, tra gli anni ’80 e ’90, “al fine di contribuire alla soluzione della situazione debitoria pregressa del Tsa”, la Regione Abruzzo si dovette accollare l’equivalente di 13 milioni di euro di “debiti storicizzati” salvando, in primis, i politici che avevano firmato fideiussioni per 800 milioni di lire (820 mila euro attuali). Ma, da allora, del Teatro Stabile dell’Aquila sono rimasti niente più che i bei ricordi del passato. Come ci tengono a ricordare almeno ogni dieci anni.

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