di Maria Cattini – Cosa è successo la notte scorsa? Come mai ci siamo risvegliati improvvisamente, per ben due volte di seguito, come nel film “Il giorno della marmotta”, con le lancette dell’orologio che ci riportavano indietro di giorni, mesi, anni? E’ veramente accaduto ciò che ci raccontano gli editorialisti più blasonati del Paese? Il destino dell’Italia è stato veramente salvato nel corso di notti insonni, simili a quelle di cui soffrono i pazienti nei reparti di geriatria, allorquando ultra settantenni hanno finalmente trovato “una larga coalizione per il bene del Paese”?
Chi ha memoria, chi riesce a provare ancora della vergogna, chiunque non voglia umiliare la propria intelligenza sa che non è così. Sa che non è così perché in un Paese dove i piccoli interessi di bottega hanno sempre la meglio sull’interesse generale, “una grande coalizione”, semmai vedrà la luce, avrà vita molto breve e servirà solo a presidiare gli interessi sclerotizzati della classe politica più incapace del mondo occidentale. E magari questo giudizio impietoso arrivasse solo da chi ha semplicemente in odio il potere. E’ un giudizio che proviene ogni giorno dagli uffici di statistica, dai rapporti economici, dai milioni di disoccupati, dalle migliaia di cassaintegrati, dalle saracinesche dei negozi abbassate, dagli imprenditori suicidi, dalle file di nuovi poveri che aumentano di giorno in giorno alla Caritas.
Allora cosa è successo? E’ successo semplicemente che la classe politica italiana, inseguendo una sua personale narrazione, come nelle peggiori oligarchie, ancora una volta ha prodotto una conclusione totalmente distaccata dalle vere esigenze del Paese reale. Una narrazione che, prima ancora di arrivare allo sviluppo stesso della storia, prima di prendere una connotazione a destra o sinistra, ha preteso di indicare al popolo gli unici e veri “nemici comuni”. Ecco perché il M5S, prima ancora della sua stessa fondazione, delle elezioni e dell’ultimo risultato elettorale, era, è e rimane il nemico di tutti i partiti che ci hanno condotto verso il baratro. Quindi il M5S diventa il male assoluto sia quando rifiuta “la mano” tesa da Bersani- irresponsabili! – sia, solo pochi giorni dopo, quando la tende a Bersani candidando Rodotà alla Presidenza della Repubblica. “Attentatori all’unità del Pd”, ci verrà spiegato. Non importa cosa facciano “i grillini”, ci sarà sempre un commentatore, un giornalista, un editorialista pronto a spiegarvi che il vero problema dell’Italia sono loro, i rappresentanti dell’unica forza politica che si affaccia per la prima volta in Parlamento e che ha anche la pretesa di entrarvi con la Costituzione tra le mani. Anche se questi attacchi consistono nell’ingigantire anche i più piccoli difetti dei nemici fino a trasformali in delle mostruosità da mostrare al pubblico televisivo, chiunque riesca a non farsi travolgere dalla logorrea dei talk show del nulla sa che queste sono argomentazioni totalmente prive di senso. Argomentazioni che, in un Paese normale, una stampa libera si rifiuterebbe di perorare rigettandole come spudorate speculazioni propagandistiche di chi non vuole mollare la presa sul potere.
Poco importa se quelli del M5S sono per lo più giovani, donne, politici poco navigati ma con sensibilità molto più vicine alla sinistra che alla destra. Per la nomenclatura del Pd non c’è spazio per loro: sono attori troppo poco compromessi e nessuno conosce la reale lunghezza dei loro guinzagli. Troppo difficile ricondurli a compromessi al ribasso, di quelli ai quali, per tanti anni sono stati addestrati gli italiani. Ecco perché dopo gli ultimi clamorosi scandali che hanno colpito la sua stessa classe fondatrice, improvvisamente la Lega non è più additata come “forza eversiva” ma, per buona pace dei sogni padani, come un normale, piccolo partito, una semplice variabile del quadro parlamentare. Dopo avere dimostrato di essere corrotti fino al collo, anche i leghisti hanno infatti superato la prova di iniziazione che li rende membri a tutti gli effetti, con tutti gli onori, della Casta. Il nemico unico oggi è il M5S, che non vuole cedere a “sporcarsi le mani”.
Ecco perché la narrazione già scritta dei politici italiani, la narrazione che non ha mai previsto spazi per il M5S, ma anche per Prodi o per chiunque non fosse funzionale a determinati interessi personali, ritrova la sua rocambolesca e spudorata conclusione con l’incarico al “giovane ed esperto” Enrico Letta. Un redivivo Napolitano non ha scelto il candidato premier risultato vincitore delle Primarie del Pd, neanche il suo secondo Renzi e, infine, neanche il moderatissimo e cattolicissimo Tabacci, che non avrebbe rappresentato nessun timore per le bellicose correnti interne al partito. Napolitano ha scelto tra le seconde file, tra i servi silenziosi ma non silenti come quell’Enrico Letta che da anni, con dichiarazioni più che esplicite, si propone come “servitore” della grande coalizione.
Se la politica deve essere ancora intesa come nell’antica Grecia, ossia solo una mera conquista e preservazione del potere, hanno certamente vinto loro, “gli antichi” e mummificati rappresentanti dell’istituzioni pro domo sua, esperti a sopravvivere a tutte le macerie che si lasciano alle spalle. Se invece ricordiamo che nelle democrazie moderne la politica è soprattutto l’arte di governare un paese e preservare la nazione, allora dobbiamo dire che la notte scorsa, mentre la ragione dormiva, hanno perso tutti e sono nati nuovi, grotteschi mostri che poco spazio lasciano alla speranza. Ma l’Italia, per motivi anagrafici, non potrà mai essere un Paese moderno figuriamoci una democrazia moderna. L’Italia potrà, al massimo, offrire una disperata chance al più giovane tra i vecchi. Come quella affidata oggi a Enrico Letta e che non si sa quale ulteriore mostruosità riuscirà a produrre, sempre che riesca a produrla.
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